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sabato 15 marzo 2008

Censura coi buoni sentimenti

Da Samizdata (una lettura quotidiana obbligatoria) apprendo questa notizia interessante. Accade che un certo burocrate finlandese, Mikko Puumalainen, se ho capito bene già sottosegretario al ministero del lavoro nonché "garante delle minoranze" vuole combattere il razzismo su internet usando gli stessi metodi adoperati contro la pedopornografia. Si tratta inserire un firewall capace di bloccare i siti "razzisti". Ora, a parte l'infelice equiparazione di un reato d'opinione (perché si tratta di roba scritta, fondamentalmente) e una grave forma di sfruttamento e abuso di minori, la differenza è questa: un sito pedopornografico è facile da individuare, ma quello razzista? Puumalainen preme per una "broad application" ed estende il concetto di razzismo alle semplici espressione di idee politiche. In un caso, particolarmente grave, si è voluto perseguire* un blogger colpevole di aver scritto che la minoranza somala (molto presente in Finlandia e importata praticamente di peso, perché il governo di allora voleva dimostrare di essere solidale coi rifugiati) commette furti per un tasso procapite 100 volte superiore a quello dei finlandesi.
Dato che una notizia del genere potrebbe diffondere un sentimento anti immigrati, Puumalainen ha pensato bene di considerarla razzista, e quindi di lucchettare il blog.
La parte farsesca della storia è che quel dato era attinto da una fonte autorevole: lo stesso ministero della giustizia finlandese.
Un'altra dimostrazione che il prevedere reati d'opinione può rivelarsi un'ottima scusa per controllare il dissenso politico.

*In realtà non si capisce né da Samizdata né dal blogger in questione (che non scrive più da luglio, ma non è oscurato) quali siano gli eventuali capi d'imputazione, e in generale quanto sia seria la questione.

venerdì 22 febbraio 2008

Kulta e Sampo

Che significa quest'immagine, oltre al fatto che non fare foto? Semplicemente che anche in terra di Finlandia, solitamente ostile ai temi libertari, c'è qualcuno che prende sul serio il caso del gold standard, noto feticcio misesiano. Questo magazine, sostanzialmente un veicolo pubblicitario per un'agenzia che vende oro, titola a tutta pagina: "per i prossimi cinque anni meglio investire in oro" e sotto "L'economia è per natura ciclica. Che significa?" in cui viene citato, però, solo Kondratiev (mi piacerebbe sapere cosa qualche austriaco pensa di questo signore).
A lato c'è un spalla che ho decifrato senza l'ausilio del vocabolario (piccola soddisfazione) "Iperinflazione mondiale: cosa ci insegna la storia dall'inflazione dell'impero romano (218 a.C.) a quella dello Zimbabwe (2007)?". Già, che ci insegna?



Questa immagine, invece, fa parte della serie di illustrazioni di Akseli Gallen-Kallela per il Kalevala, l'epica nazionale finlandese. Väinämöinen, il bardo-sciamano difende il Sampo, l'artefatto forgiato fabbro Ilmarinen, dall'attacco dell'arpia. Il Sampo non si vede (o forse è quel trabiccolo in fondo a destra) ed è parte del gioco, perché nessuno ha mai capito cosa fosse: forse una bussola, forse un'arma, di certo qualcosa in grado di portare un'immensa fortuna (economica). Nel Kalevala, compilato dallo studioso, fisico e poeta Elias Lönnrot dopo aver raccolto frammenti orali in Carelia, viene descritto, senza entrare nei particolari, come un "mulino dal coperto variopinto", un affare che "macinando" l'aria produceva farina, sale e oro in abbondanza. Ora Sampo è il nome di una banca finlandese. Il dubbio viene da sé: qualcuno l'ha infine trovato davvero?

Pubblicità Progresso: Colgo l'occasione per segnalare il nuovo, promettente blog di una vecchia conoscenza.

lunedì 18 febbraio 2008

Civiltà fiscale

La settimana scorsa ho fatto un piccolo lavoretto per l'università, che gentilmente mi ha dato in cambio 30 € per un'ora di impegno scarso.
Mi hanno però avvisato che se non sono in possesso di un carta magica (la verokortti, carta delle tasse) ne dovranno detrarre il 60% per darlo allo Stato finlandese. Ora, qual lavoro l'avrei fatto pure gratis, ma regalare 20€ mi sembra uno spreco, così decido di procurarmi questa verokortti. Recarmi all'ufficio e fare la fila mi è costato già più del tempo dello stesso lavoro, ma quel che davvero mi secca è che non è bastata un'ora e un quarto di fila fatta oggi. Infatti al Verotoimisto (ufficio delle tasse) mi hanno detto che devo ottenere prima l'Henkilönumero, ovvero il numero di sicurezza sociale (cioè la roba che espleta la stessa funzione del codice fiscale italiano e del tatuaggio di Auschwitz). Sono dunque andato in un altro ufficio, dove mi hanno rincoglionito a furia di moduli e mi hanno pregato, dal momento che ho fatto richiesta per questo numero, di avvisarli quando lascerò la Finlandia.
Prima di poter vedere i miei trenta euri dovrò ritornare all'ufficio dell'Henkilönumero per consegnare il documento che prova che mi sono registrato alla stazione di polizia (cosetta che all'epoca costò 60€, e che non esiste in nessun altro paese UE) quindi tornare al verotoimisto, poi all'ufficio che mi vorrebbe pagare. In tutto altre due orette dovrò spenderle.
Certo, sono in un paese civile, tutti sono cordiali e ci si mette anche poco ad aspettare. In Italia, se verrà introdotto secondo gli auspici di Veltroni, il meraviglioso welfare state nordico, a quest'ora sarei probabilmente barricato in un ufficio pubblico e starei contrattando con la polizia il rilascio di qualche ostaggio. Ma per fortuna non è così e là mi avrebbero pagato in nero, as usual.

P.S. Mi rendo conto che sto criticando lo stesso sistema che mi permette di pagare il pasto in mensa il ridicolo prezzo di 2.35 € (kaks-kolme-viiis) . Quindi voglio qui pubblicamente ringraziare il contribuente finlandese che ogni giorno lavora affinché io possa mangiare al di sotto del prezzo di mercato, che potrei anche permettermi. Io non darò mai nulla a questo paese e, come ringraziamento, ne sputtano le avanzate istituzioni sul mio sito web.

martedì 5 febbraio 2008

Civiltà bancaria

La Finlandia è un paese civile. Lo sanno tutti. Sono forse in meno a sapere che si può essere civili oltre il limite del ridicolo. Domenica ho un visto un tizio che è andato a recuperare il prodotto organico del suo cane sotto 60 cm di neve, praticamente nel bosco e fuori da qualsiasi area abitata. A momenti,oltre al suo terrier avrebbe avuto bisogno di un sanbernardo che lo aiutasse nell'identificazione. Dopo aver individuato il misfatto lo ha infilato nell'apposito sacchettino (credo e spero biodegradabile) e lo ha gettato nel rifiuto umido.
Questo è senza dubbio un comportamento civile. Ma anche da pirla.
C'è poi da chiedersi se essere bancacentrici sia un'indice di civiltà. Qui tutto si fa tramite banca. Questi istituti non sono come quelli italiani, piccoli anfratti dove trovi due sportelli, un impiegato ed uno fermo in coda. E' più tipo un luogo di incontro, una chiesa. La gente ci va per fare quattro chiacchere. Ci sono questi saloni immensi con un mucchio di posti a sedere. Nelle ore di punta arrivi ad avere 50 persone davanti, ma ci sono molti impiegati e si fa tutto velocemente (leggi mezz'ora, sempre troppo). Che cavolo vanno a fare i finlandesi in banca? Non lo so, nel mio piccolo ci vado per pagare. Per pagare cosa? Tutto quello che non si compra in negozio. L'apice è stato quando un'associazione aveva organizzato una cena tipica per Natale. Il prezzo (sei euro) era invitante. Bisognava versare il denaro sul contocorrente. Se hai un conto in banca l'operazione è gratuita altrimenti sono cinque euro. Così la cena mi è passata da 5 ad 11 euro. In quell'occasione ho aperto un conto in banca, ora vuoto. Adesso mi ci reco per pagare l'affitto una volta al mese, e tanti saluti ai cinque euro. Anche ieri ho eseguito questa operazione, ormai di routine. Ho compilato il modulo (in finlandese e in svedese) e mi sono recato dopo quaranta minuti di fila allo sportello. L'impiegata mi chiede se voglio pagare tramite contanti. Li prende in mano e li guarda schizzinosa. A questo punto mi chiede il passaporto. Io le dico che con me ho solamente la carta di identità e gliela porgo. Dopo averla esaminata dieci minuti e fatto un paio di telefonate, decide che posso pagare, prendendosi nota di tutti i miei dati.
Ora, all'ente che mi affitta l'appartamento, che frega di tutto ciò? L'importante è che gli arrivino i soldi giusti, semmai se la vede con me. C'era davvero bisogno del controllo aereoportuale? Ma soprattutto, transazioni del genere non dovrebbero/potrebbero essere anonime?
Niente di importante, questo è un paese civile.

venerdì 30 novembre 2007

L'antica chiesa di Petäjävesi


Quando la frustrazione e lo sconforto hanno il soppravvento, è bene riflettere sugli esempi che il passato ci porta: uno di questi ci viene dalla chiesa vecchia di Petäjävesi. Petäjävesi è il nome di una piccola città della Finlandia centrale che oggi conta 3700 abitanti, nel diciottesimo secolo poco più che un centinaio. Vivere in un posto del genere 300 anni fa non doveva essere di certo facile, il centro relativamente importante allora più vicino, Jamsa, è situato a 50 km. Jamsa era anche la sede della parrocchia a cui la comunità di Petäjävesi apparteneva. Uno dei problemi degli abitanti del villaggio era quello di andare a messa. La cosa fa certamente sorridere in un contesto, come quello odierno, dove anche i pochi praticanti pospongono spesso e volentieri le sacre funzioni, ad attività ben più secolari, tipo la palestra della domenica mattina. Allora doveva essere una cosa abbastanza sentita se la domenica, dopo 6 giorni lavorativi la gente iniziava un viaggio di svariate ore a piedi per assistere ad una cerimonia di soliti celebrata ad orari antelucani (usualmente, le 6 del mattino). "Zelanti sì, masochisti no" devono aver pensato ad un certo punto gli abitanti di Petäjävesi. E decidono di costruirsi una chiesa tutta per loro. Le cose non sono però così semplici. Richiedeva la legge che per la costruzione di un edificio sacro fosse necessaria una dispensa dal capo della chiesa di Stato (e se qualcuno osa dire che il protestantesimo è più laico del cattolicesimo gli rido in faccia), nel caso della Finlandia di allora, dominio della dinastia Vasa, sua maestà il re di Svezia.

Ma la burocrazia è sempre un brutto mostro. Il permesso regale si fa attendere ed attendere e i Petäjävesilainen si stufano di andare a Jamsa ogni festa comandata. Inizia la costruzione della chiesa, affidata al maestro Jaakko Leppänen che la tira su in tre giorni esatti. Alla fine dell'anno, il figlio di Leppanen costruirà anche la meravigliosa torre campanaria, dalle forme e dalle decorazioni decisamente orientaleggianti, collegata al corpo centrale della chiesa, una croce greca perfetta, da un piccolo corridoio. La chiesa funziona già da qualche mese quando arriva anche il vanamente atteso responso del re. Negativo.

Il resto è storia. Gli eroici abitanti di Petäjävesi se ne sono allegramente sbattuti, la lontana Stoccolma per fortuna non ha ritenuto opportuno inviare sbirri a bruciare l'opera abusiva e la chiesa, una delle poche lignee ad essere sopravissute in Finlandia, è ancora lì in tutta la sua stramba bellezza, dovuta proprio all'assenza di una pianificazione. La chiesta di Petäjävesi è stata dichiarata patrimonio dell'umanità dall'Unesco nel 1994, ma ciò non toglie nulla al suo fascino potente e disarmante, un monumento alla buona volontà che si oppone al dirigismo parassitario. All'interno si può ancora respirare l'intenso odore del legno pinaceo e, con questo, quello di una gloriosa civiltà rurale solidale e laboriosa. Proprio lo status "illegale" della chiesa permette di ammirare decorazioni uniche nel mondo luterano. Putti incisi nell'ambone di indibbio gusto rinascimentale e un pannello ligneo che rappresenta S. Cristoforo.

Quest'ultima scelta rimane un mistero dato che semplicemente non era prassi della chiesa luterana rappresentare santi. Ma forse in quel di Petäjävesi non si voleva onorare un canonizzato (per quanto fittizio) della chiesa romana, bensì celebrare nella figura del traghettatore del Cristo, l'umanità tutta che portando il fardello della fede ricambia l'opera del Salvatore, colui che si assunse il peso di tutti i peccati. E visto quanto hanno camminato, con quel peso sulle spalle, dovevano saperla lunga.



Esterno della chiesa. In primo piano, un pirla non locale.

lunedì 19 novembre 2007

Tagliamo l'aria

Finnish Disco Dance con Åke Blomqvist.



Grande colpo di Mike Huckabee, il miglior spot elettorale della campagna (con Chuck Norris) via Invisigoth



Due parole su questo video: Invisigoth ha bruciato il Corriere che con 4 giorni di ritardo ne dà notizia. Un bell'articolone, bellissimo il finale che dice "Hillary e Obama dovranno preoccuparsi", perché perdere ancora tempo con della toilet paper?

giovedì 8 novembre 2007

Columbine nel paese dei laghi

Oggi, in Finlandia, è giorno di lutto nazionale, le bandiere sono a mezz'asta. l'atroce pluriomicidio perpetrato da uno studente in Uusimaa (la provincia di Helsinki) ha sconvolto il paese turbando due certezze: innanzitutto che qui ci si potesse fidare un po' di tutti, che il pericolo, semmai venisse solo dll'esterno, una concezione tipica anche delle nostre zone non metropolitane. Per dirla con le parole usate ieri da una ragazza che la Finlandia fosse un "nido sicuro" (locuzione molto in voga tra i Finlandesi).
In seconda battuta, che la Finlandia fosse aliena da certi modelli di violenza tipici degli USA . "Una strage all'americana" è il titolo dell'Helsingin Sanomat di oggi, le prime pagine abbondano di riferimenti ai fatti analoghi accaduti oltreoceano. Abbiamo sentito molti sociologi sopraffini tentare di individuare delle cause per queste immani tragedie. Di solito si risolvono con la facilità di reperire armi, tipica di quei dannati yankee amanti del Far West e di Rambo. La Finlandia applica alle armi politiche non diverse dalla maggior parte dell'Unione Europea: severissime (a parte i puukko, coltellacci di mezzo metro per cui tutti vanno matti, specie a Vasa). Con questo non voglio approffittare dello spunto di cronaca per un'apologia del seconfo amendamento: per quanto sia favorevole al diritto a portare armi, non ritengo normale che a farlo siano studenti delle scuole superiori. Ma forse sarebbe ora di finirla con il moralismo, sono le persone ad uccidere, non le pistole e il caso di Jokela dimostra che i pazzi criminali riescono sempre a procurarsele.

martedì 30 ottobre 2007

Quanto sei finnico?


Divertente questionario rinvenuto sull'edizione internazionale dell'Helsingin Sanomat:
Per alcune cose sono molto finno :)

1) Rovisti nella tua collezione di borse della spesa in cerca di una da sacrificare alla spazzatura
In effetti da quando sono qui non faccio altro (non c'è il monopolio comunale dei sacchetti della spazzatura)

13) La tua nozione di vita di strada si può riassumere in pochi adolescenti che perdono tempo fuori dalla stazione.
Per me era la "pensilina" delle autolinee :(

18) Ti rifiuti di indossare un copricapo anche se fuori fa -30.
Tendenzialmente sì, anche se quella temperatura la devo ancora vedere

20) Per te i pantaloni sportivi non sono casual, sono formali.

Ma soprattutto:

17) L'abbraccio è riservato ai preliminari sessuali.

Per altre cose, mi sa, non sono finno:

16) Il tuo essere "figosamente" in ritardo non esiste più. Il ritardo è inaccettabile.
Dubito che il mio ritardo sia mai stato considerato figo ("fashionable").

6) Il silenzio è divertente.
Diciamo che sfrutto questa caratteristica della società finlandese per non palesare la mia incapacità nel sostenere un dialogo in inglese superiore alle 5 battute. Non che sia così rumoroso :D, solo quel centinaio di decibel* necessari a far percepire la mia esistenza.

*Pari al rumore di un martello pneumatico alla distanza di due metri (Wikipedia).

mercoledì 17 ottobre 2007

"I neri sono scemi". L'olismo e l'etica dell'individuo


In attesa che James Watson venga condannato alla pubblica gogna per le sue recenti, vecchie affermazioni, c'è forse qualche piccola lezione da trarre dalle stesse. La prima, dovremmo già averlo capito, è che il Nobel non fa il genio, cioé essere premiati, magari meritatamente, come nel caso di Watson, per l'apporto al proprio campo di studio, non dà il diritto di essere preso come un oracolo ogni volta che si apre bocca. La seconda, ben più importante, è che, al di là che si sia o meno uomini di scienza bisogna sempre mettere l'umano al primo posto e quando dico umano intendo l'individuo. Le agghiaccianti posizioni di Watson, infatti, derivano da un olismo (il procedimento epistemologico per cui si privilegia il "tutto", i grandi insiemi) che nel campo scientifico può dare buoni risultati, ma che deve essere radicalmente escluso da ogni ragionamento etico e da ogni scienza sociale.
Watson sostiene che i neri sono più stupidi dei bianchi ed è confortato da una miriade di dati statistici che, a conti fatti, sono poco meno che toilet paper. Le sue argomentazioni, in primo luogo non sono affatto nuove. Tatu Vanhanen, professore di Scienza Politica all'Università di Tampere e padre dell'attuale primo ministro finlandese (partito di Centro) ha dedicato gli ultimi anni a studiare le correlazioni tra QI e benessere delle nazioni (titolo anche di un suo libro)*. Secondo Vanhanen il QI è un dato fondamentale per comprendere le condizioni (e anche il livello di disuguaglianza) tra i diversi paesi. Quella che emerge è la stessa tesi di Watson (elementare, direi): il continente Africano è condannato dalla stupidità dei suoi abitanti.
Ci sono due elementi, a mio parere, che contraddicono questa posizione. La prima è che i test del QI sono strumenti totalmente inefficienti e che, se misurano qualcosa, questa "cosa" non è necessariamente quel tipo di intelligenza fondamentale a vivere in una società civile. Come se non bastasse, i test del QI sono pensati da persone scolarizzate per persone scolarizzate. In paesi come la Guinea Equatoriale (all'ultimo posto), l'analfabetismo supera il 60%. In secondo luogo, occorre rilevare che il QI varia più sensibilmente all'interno di un qualsiasi paese che non da "paesi intelligenti" e "paesi stupidi". In ultima battuta, non risulta che tra gli afroamericani e i Wasp, a parità di istruzione, ci siano differenze sensibili.
Insomma, il difetto di ogni ragionamento simile è che prende come unità di misura grandi popolazioni, niente di male a livello statistico, ma assolutamente inutile se si vuole generalizzare dimenticando che ogni individuo vale per se stesso, per nascita e storia personale. Pretendere di trarre da indagini di questo tipo strumenti per politiche pubbliche (anche se chiaramente il sottoscritto non condivide gli aiuti statali ai paesi in via di sviluppo), significa imboccare la stessa strada che ha portato alle più grandi tragedie del XX secolo.
Resta da dire che J. Watson rimane uno dei simboli della scienza che non mi piace, quella becera e antiumana che pone qualche acido microscopico dinnanzi a quello che anche per un laico deve essere il miracolo più grande: l'unicità e la diversità di ogni essere umano.

*Chicca: lo sapete quale paese ha il rapporto benessere/intelligenza più basso d'Europa?
L'Italia, che a fronte di un'indice di sviluppo più basso della media europea sarebbe il paese più sveglio del vecchio continente.

venerdì 14 settembre 2007

Partitiivi

Stando alla finnica parlata come il chewingum allo xilitolo sta alla cucina (sic!!!) finlandese, il caso partitivo è considerato un autentico tesoro nazionale. I programmi scolastici prevedono che a Suomi 1 (il corso base di lingua) si nominino solo 5 dei 15 casi finalndesi di; questo solo il partitivo e il genitivo vengono chiamati col proprio nome (si dà per scontato che l'inessivo, l'illativo e l'elativo rispettivamente stato in luogo, moto a luogo e moto da luogo, siano parole troppo difficili per un pubblico di studenti internazionali).
Forse perché ben si rendono conto che il partitivo come è concepito in Finlandia non esiste in nessuna lingua mondiale gli insegnanti cercano di ficcarlo ben in testa agli avventori. Ho avuto finora due insegnanti frequentando ora con scarso successo Suomi 2. Entrambi si vantano (in parte a ragione) dell'estrema logicità della lingua finlandese. Ma sul partitivo bisogna stendere un velo pietoso.
Il primo uso del partitivo che solitamente si ottiene aggiungendo una a (oppure una ä se la vocale precedente è alterata) è quello di indicare parte di qualcosa. Esiste anche in francese e, un po' meno, in italiano. Per esempio spesso diciamo mangio del pane, più che mangio il pane. E difatti in finlandese suona come Syön leipää. Fin qui bene.
I dubbi cominciano con il secondo uso, quello che segui i numerali cardinali. Se in molte (moltissime) lingue per dire due cani si usa il plurale, in finlandese (non importa se due, cinque, ventimila) si usa il partitivo: kaksi koiraa. Lo si accetta come una regola.
Terzo uso: costruzione possessiva negativa. Il finlandese non ha il verbo avere, ha una sorta di dativo di possesso (che poi sarebbe un adessivo, ma non puntualizziamo). Così io ho la morosa diventa minulla on tittöystävä. Ma se lo dico al negativo ecco che è minulla ei ole tittöystävää. Per chi ha avuto a che fare con lingue irrazionali (:D) sa che in francese esiste il pas de.
Infine, c'è una serie di verbi che vuole il partitivo. Peccato che gli insegnanti finlandesi tentino disperatamente, anziché dire la parolina magica (reggere un caso; un concetto che esiste in molte lingue e non richiede ulteriori spiegazioni), di trovare una spiegazione logica. Ad esempio studio informatica è Mä opiskelen tietöteknikaa (bella la parolina "informatica" eh?), parlo italiano suona Mä puhun italiaa. Perché, ci dicono, non è che uno parli tutto l'italiano e studi tutta l'informatica ma parla parte dell'italiano (in quel preciso momento) e studia parte dell'informtica
Anche il verbo amare (rakastaa) regge il partitivo. Ti amo = Mä rakastan sinua.
Così accade sempre che qualcuno chieda: "ma che senso ha dire alla propria ragazza amo parte di te?". La risposta in ben due casi è sempre stata la stessa. Ieri la nostra insegnante (nota di genere: femmina) ha risposto, assolutamente seria, "perché, in effetti, ne ami solo una parte".