Questa notizia appresa sul blog di Stato Minimo mi dà l'occasione di fare outing su un argomento a me caro: i casini.
Ritengo la legalizzazione della prostituzione una battaglia di alta civiltà e auspico che avvenga quanto prima. Ovviamente, come tutte le cose sensate, è raro che che venga presa in considerazione soprattutto da chi se la tira con il laicismo e i diritti civili, che magari ha spaccato le balle per anni con la marja. Innanzittutto perché sul mercato c'è molto più richiesta di topa che non di erba ma anche perché se c'è una legge bigotta, clerico-fascista e ridicola, quella è proprio la legge Merlin. Ora una parlamentare padovana del centrodestra (sottolineo il fatto che sia donna e veneta, averghìne... anche se a pensarci bene lo era pure la Merlin) ha fatto una proposta di legge che peraltro prevede:
Il quarto punto è un po' ridicolo e mi sembra anche violare la privacy. Forse sarebbe più utile l'istituzione di un ordine delle bagascie, per assicurarsi che il cittadino usufruisca dei servigi di autentiche professioniste, con relativa istruzione professionale garantita (sì, sono ironico).
Per quanto riguarda le multe... beh sono la conseguenza del fatto che una legge mette per forza di cosa fuorilegge chi non si adegua. Certo sarebbero da limitare a chi pratica l'attività su suolo pubblico, e non vada a perseguire quel che accade nel privato.
Il sesto punto puzza talmente di welfare che neanche lo commento.
Concludendo, si apprezza l'iniziativa della Casellati, che è una che ragiona. Purtroppo ragiona da politico e non riesce a non ultraregolamentare. Bastava molto meno per far molto di più: abrogare le norme che impediscono la prostituzione organizzata in edifici privati e dare pieno potere alle amministrazioni comunali (che nelle grandi città dovrebbero delegarle a quelle circoscrizionali) di legiferare a riguardo, in modo che i cittadini possano scegliere localmente cosa vogliano che accada nel loro vicinato.
Ritengo la legalizzazione della prostituzione una battaglia di alta civiltà e auspico che avvenga quanto prima. Ovviamente, come tutte le cose sensate, è raro che che venga presa in considerazione soprattutto da chi se la tira con il laicismo e i diritti civili, che magari ha spaccato le balle per anni con la marja. Innanzittutto perché sul mercato c'è molto più richiesta di topa che non di erba ma anche perché se c'è una legge bigotta, clerico-fascista e ridicola, quella è proprio la legge Merlin. Ora una parlamentare padovana del centrodestra (sottolineo il fatto che sia donna e veneta, averghìne... anche se a pensarci bene lo era pure la Merlin) ha fatto una proposta di legge che peraltro prevede:
1. inquadramento della prostituzione come lavoro autonomo (ma và?) e relativa tassazioneI primi due punti mi trovano abbastanza d'accordo, le prostitute devono avere parità di trattamento con gli altri lavoratori (abbasseremo le tasse anche per loro), le regole come la distanza dalle scuole sono di buon senso e forse proprio per questo dovrebbero essere lasciate a discrezione dei singoli comuni, non capisco però perché un comune di piccolo possa vietare i bordelli e uno grande no, anche qui la decisione dovrebbe essere del sindaco.
2. determinate regole per il sito dell'attività
3. la possibilità che un'ordinanza del sindaco vieti la costruzione di bordelli in comuni con una popolazione inferiore ai 10.000 abitanti
4. Un registro di chi esercità l'attività da tenere presso il comune
5. multe per chi esercita la prostituzione abusiva (al di fuori del registro)
6. l'obbligo per i Comuni di promuovere attività e interventi idonei alla prevenzione dell'esercizio della prostituzione e iniziative a favore di chi vuole smettere di prostituirsi.
Il quarto punto è un po' ridicolo e mi sembra anche violare la privacy. Forse sarebbe più utile l'istituzione di un ordine delle bagascie, per assicurarsi che il cittadino usufruisca dei servigi di autentiche professioniste, con relativa istruzione professionale garantita (sì, sono ironico).
Per quanto riguarda le multe... beh sono la conseguenza del fatto che una legge mette per forza di cosa fuorilegge chi non si adegua. Certo sarebbero da limitare a chi pratica l'attività su suolo pubblico, e non vada a perseguire quel che accade nel privato.
Il sesto punto puzza talmente di welfare che neanche lo commento.
Concludendo, si apprezza l'iniziativa della Casellati, che è una che ragiona. Purtroppo ragiona da politico e non riesce a non ultraregolamentare. Bastava molto meno per far molto di più: abrogare le norme che impediscono la prostituzione organizzata in edifici privati e dare pieno potere alle amministrazioni comunali (che nelle grandi città dovrebbero delegarle a quelle circoscrizionali) di legiferare a riguardo, in modo che i cittadini possano scegliere localmente cosa vogliano che accada nel loro vicinato.


