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lunedì 31 marzo 2008

Lo sceriffo e i valori della patria.

Gentilini è una delle tante, piccole-grandi tragedie della Lega Nord. Non giudico la sua condotta di amministratore, non essendo di Treviso, lascio l'onere tutto ai suoi elettori. Ideologicamente però, è un disastro. Innanzitutto Gentilini è un ex missino, uno di quelli che è lecito sospettare di fascismo congenito. E' entrato in Lega relativamente tardi, quando ormai si delineava la tendenza del partito, nato semplicemente come federazione autonomista e per un periodo secessionista, di posizionarsi dalle parti di una certe destra conservatrice a fare la voce grossa contro gli immigrati e a difendere i valori cristiani.
Gentilini non è un secessionista, non è neppure un autonomista. Ha il culto dell'autorità, del potere costituito, poco importa che venga da Roma o dal suo comune. Lo ha dimostrato in più di un'occasione, la più nota è stata l'ordinanza comunale che proibiva di vestire uno specifico abito lungo mediorientale (non ricordo il nome) per ragioni di sicurezza.
Ora, per le prossime elezioni comunali un candidato della sinistra arcobaleno, tale Nicola Atalmi, ha realizzato un manifesto con un bel maiale cinto della fascia tricolore. Gentilini, punto sul vivo ha dichiarato: «Atalmi è uno spergiuro, un falso, un delinquente istituzionale - ha tuonato ieri - ci fossero i tribunali speciali, sarebbe fucilato di schiena».
Non è tutto, il sindaco sceriffo ha dichiarato di volere pure querelare l'avversario. Per cosa? Per l'infame reato di vilipendio del tricolore.

mercoledì 26 marzo 2008

Io sono qui (di fuori)


Certe robe dovrebbero chiarirti le idee... io ho risposto in tutta sincerità e francamente non mi aspettavo un risultato così... da bastian contrario. Nel 2006 ricordo di aver fatto lo stesso test, rispondendo nemmeno in maniera così diversa, e sono risultato molto pù polarizzato. Non sono cambiato solo io, ma anche l'offerta dei partiti (in peggio) e soprattutto le issue della campagna elettorale. Per dirne una, manco una domanda su federalismo e autonomie locali. Qualcosa vorrà dire.

Qualcuno è andato fuori sul serio.

lunedì 3 marzo 2008

L'improvviso amore del PD per i capannoni veneti

La politica non crea strani compagni di letto, il matrimonio lo fa.
Groucho Marx

La candidatura del "capo" degli industriali vicentini nelle file del partito democratico mi ha condotto a qualche riflessione che elenco qui sotto:
1) La cosa più divertente, la scrivo per i vicentini, sarà assistere al doppio carpiato del il Giornale di Vicenza, che tra i suoi grandi investitori annovera Massimo Calearo. Esattamente un anno fa, il quotidiano berico, cominciava a stupire tutti con i toni quasi feltriani, le caricature antiprodiane di Toni Vedù in prima pagina, un chiaro espediente di vendita (che non stigmatizzo) in una provincia tendenzialmente conservatrice. Terrò d'occhi la testata, d'ora in poi.
2) La reazione, quasi corale, è stata: "ma allora non è di destra!". Non lo so, ma sicuramente Calearo non è di sinistra, come egli stesso dichiara:
«Ho accettato perché se nel Pd trovano spazio anime, culture e interessi, anche non di sinistra, come quelli di cui sono portatore [... gli obiettivi] un federalismo pienamente realizzato, un sistema fiscale che favorisca anziché frenare lo sviluppo, una maggiore qualità della vita e dell’ambiente, un forte sostegno alla ricerca, all’eccellenza, alla formazione».
Vabbè, queste cose adesso le dicono tutte e non le applica nessuno, ma in sostanza è il programma di una destra liberale.
3) La realtà è che Calearo è uno che negli ultimi anni ha saputo rivestire un ruolo pubblico, intervendo da grande saggio, ed ha anche saputo crearsi un seguito, badando bene di rimanere terzista sino all'occorrenza. Se ha accettato l'offerta del Pd è perché lo ritiene, a torto od a ragione, più aperto del Pdl che, nelle sue roccaforti (come la controparte nelle regioni rosse, del resto) è troppo impegnato a piazzare la risaputa nomenklatura.
4) Calearo però si sbaglia: né il Pd né il Pdl hanno la ricetta per abbassare le tasse (cioè dimezzarle, non togliere un punto percentuale) e per introdurre il federalismo (quello serio, cioé fiscale). Contrariamente al Pdl, però, il Pd ha una tara ideologica irremovibile: è un partito socialdemocratico e persegue l'uguaglianza economica. Raggiungibile, nello stato moderno, principalmente attraverso la tassazione dei "vantaggiati" cioé dei proprietari dei mezzi di produzione, cioé degli imprenditori.
5) Gli imprenditori veneti hanno bisogno di una sola cosa: meno stato. Calearo in parlamento non serve a nulla, finché si indica nel programma il controllo dei prezzi e la risoluzione del problema meridione (favola che tira da 70 anni a questa parte) come priorità
6) Veltroni, con sta trovata delle candidature ad effetto, sta dimostrando di essere il comunista più furbo dai tempi di Berlinguer. E' tutta scena, certo, ma pagherà.
7) Sarebbe stato bello vedere Calearo, in un sistema maggioritario, battersi con una sua controparte destrorsa. E forse, in quella circostanza, non avrebbe corso col PD. Son tutti bravi ad essere i primi della lista.

sabato 9 febbraio 2008

Premiata osteria PdL

Mentre scrivevo ieri, il centrodestra ha optato per una svolta storica. Finora ne ho contate sedici, o suppergiù. Stavolta pare, sempre che baruffe non faranno cambiare idea al leader di turno, che FI e AN si presenteranno uniti sotto il simbolo nuovo di pacca (col sgargiante triculore) del Partito delle Libertà. Un partito unico, nato finalmente sotto gli auspici della base. Ovviamente ciò è avvenuto dopo un lungo dibattito interno ai partiti, sono stati sentiti tutti i coordinatori locali e la decisione è stata presa a maggioranza durante una convention. Sono state prese in considerazione le mozioni di minoranza e si è cercato un compromesso per mettere d'accordo le varie istanze di un movimento che conta su circa il 40% dei voti.
Questa era l'idea originaria, ma per motivi pratici è andata diversamente. Berlusconi stava leggendo la Repubblica al cesso e, realizzato che non poteva ignorare la sfida di Veltroni, ché magari salta fuori che quello ce l'ha più lungo, ha telefonato a Fini e -così cosà- l'accordo è stato raggiunto prima di tirare lo sciaquone, e ha fatto anche in tempo a contattare i giornalisti. Vuoi mettere soldi e tempo risparmiati?
Questo è stato un grande passo verso un bipartitismo su modello occidentale. Adesso, siamo come lammerega, abbiamo due grossi partiti moderni. Ma grazie a Dio, non abbiamo tutti quelle possibilità di controllo sui candidati -tipo primarie locali e sistema maggioritario- che hanno i cittadini d'oltreoceano. Con il calderolum si decide tutto fra quattro mura tra chi di dovere nelle segreterie di partito, poi il cittadino mette la crocetta. E, da adesso, non ci sarà più l'imbarazzo su quale coglione non votare, tanto sono tutti assieme appassionatamente. Compreso -ovviamente- lui.
E che dire del fatto che finalmente può dirsi concluso la politica delle minaccie? Non ci sarà più An che boicotta, l'Udc che esce dal governo perché c'è un unico partito che ha la maggioranza.
E difatti:
L'Udeur è interessato «al progetto Ppe» lanciato da Silvio Berlusconi con la lista unica, ma non è disposto a entrarvi a qualunque costo, bensì solo a determinate condizioni, altrimenti guarderà altrove. Lo ha chiarito Clemento Mastella nella sua relazione introduttiva al consiglio nazionale dell'Udeur. ...«Una volta finita la coalizione, ognuno è libero per nuove determinazioni. Ci intriga il progetto del Ppe, ma è un processo che ci deve vedere protagonisti, e che non intendiamo subire. Se qualcuno pensa, specie al nord, che possa nascere a prescindere da noi, faremo le Termopili perché dobbiamo difendere la nostra dignità [...] Ma al sud e in Campania provate a vincere senza di noi. Vedo che la Lega ha l'atteggiamento dell'asino di Buridano, e dice di no all'Udc o all'Udeur: allora provate a vincere senza di noi, così vincerà il Pd
Scommetto che l'insofferenza della Lega si risolverà con la solita cenetta ad Arcore.
Il commento lo lascio tutto al nuovo collaboratore di prestigio del blog, Ron Paul, che da oggi dirà la sua sulle nostre faccende domestiche.
"I think that the center right has lost his way. They are not supposed to support government spending and I wonder what they could do that with people like Mastella or Storace no more only in the same coalition but, now, in the same party! There is a large, growning movement in the country that stands for small government and that fights - you know- to stop the centralization of power, to low taxes and so on... and it actually has not any political representance in the parliament and no perspectives for the future. It can't go on for longer. Italian politicians, especially the ones which pretend to be fiscal conservatives, deserve to be punished."

venerdì 8 febbraio 2008

L'albergo delle libertà

Per svariati mesi mi sono trovato a prendere per il culo gli illusi che votano PD (o chi per esso) convinti di fare gli interessi della ggente. In realtà fanno gli interessi del gruppo Unicredit, delle Coop e della Goldman Sachs, e più marginalmente del pubblico impiego, ma questa è un'altra storia.
Oltre a ciò, li canzonavo, moderatamente, per Mastella, come fanno molti altri, del resto.
Poi a me piace Mastella, voglio dire, lo trovo utile. Svela, compiendoli alla luce del sole, i meccanismi che sostengono al potere gran parte dei politici, persino quelli "seeeeriii". Con la differenza, non da poco, che Mastella aiuta dei poveracci; la gente più in alto, "seeeriaaa", i banchieri.
Proprio per questa sua visibilità, talvolta arrogante, il guardiasigilli è diventato il simbolo del malaffare, dell'inciucismo, della Casta (pur non essendone ai vertici). Insomma di tutto quello che la politica è, e che, a sentire i seeriii, bisognerebbe evitare. È anche il simbolo del voltagabbanismo italiota: lo ricordiamo di là, poi di qua, poi di nuovo di là (e sempre nel "grande centro"). Così quando, ancora una volta, ha messo in crisi la sua maggioranza ho pensato che fosse davvero spacciato. Chi vuoi che se lo ripigli, ho pensato. Come se non bastasse, è odiato dal 99% degli italiani eccetto, per l'appunto, quell'1% che lo vota dietro congruo compenso.
Peccato che pochi istanti dopo la caduta del governo il senatore Guzzanti scrivesse:
"Dini sa che può tornare a casa nel centro destra, idem Mastella, noi siamo affettuosi e generosi, la politica non ha memoria, non conosce vendette, ha un suo tempo e ritmo e si deve soltanto pensare a dare agli italiani un governo che riprenda l’Italia che sta affondando, che cola a picco e la rimetta in linea di galleggiamento, la faccia ripartire."
La politica non avrà memoria, ma gli elettori? Si dimenticheranno di come Mastella ha ricattato le coalizioni che lo ospitavano? Di come ha fatto pesare i voti di pochi beneventani per diventare ministro della giustizia? Delle politiche clientelari? Del fatto che è divenuto il simbolo, a ragione, del parassitismo statale e meridionalista?.
Non solo, sembra che, con la sua solita umiltà, il senatore abbia già prenotato il ministero della giustizia in un futuro esecutivo, sostiene che gli è dovuto.
Giova ricordare agli elettori di centrodestra che, se domani verrà formalizzata l'adesione dell'Udeur alla "coalizione", essi contribuiranno ad eleggere Mastella. Si tratta di scegliere cosa si vuole veramente: se cambiare il sistema o soltanto i poltronari (non tutti in questo caso).

P.S. Dimenticavo: ora anche l'Udeur è "liberale e federalista". Il che la dice lunga su come siano messi liberalismo e federalismo in questo paese.

mercoledì 6 febbraio 2008

Fogna a cielo aperto

A Novembre il giornalista Filippo Facci, coautore di molti blog tra cui quello di Lexi Amberson, ha scritto su il Giornale un'invettiva contro la Rai, definita in quella circostanza "cloaca da ripulire". Quasi istantaneamente viene querelato dalla tv di stato che, con una mossa inedita sollecitata da alcuni ignobili parlamentari, decide "per coerenza" di estrometterlo da ogni ospitata (come lo stesso Facci ha notato sarebbe come se le poste non smettessero di fare consegne ai clienti in causa). Salta dunque la presenza in studio da Santoro dove avrebbe parlato (fuori dal mainstream), a breve distanza dalla morte di Biagi, dell'"editto bulgaro" .
La settimana scorsa salta fuori che la Rai ha chiesto per la diffamazione avvenuta a mezzo stampa dieci milioni di euro, considerata la diffusione del quotidiano, il posizionamento in prima paginea ecc. ecc.
Il fondamento del danno risiede nel fatto che "l'azienda" sarebbe stata danneggiata nell'immagine e che di conseguenza i soldi servano come risarcimento delle supposte perdite sul mercato. Cosa che sarebbe forse vera se la Rai accettasse la logica di mercato. Purtroppo, invece, è un ente pubblico che oltre ad intascare i soldi degli inserzionisti pubblicitare si finanzia con un canone sempre più esoso.
Il canone ha una storia nota ma che vale la pena ricordare: inizialmente era una tassa che scattava immediatamente dopo l'acquisto di un televisore, in quanto a trasmettere c'era solo la Rai. In seguito ad un lungo braccio di ferro, nonostante la ferma opposizione di una gran parte dello schieramento politico (in particolare DC e PCI, ovvero il bigottismo totalitario) degli editori privati ottennero la concessione di trasmettero localmente. A questo punto occorreva un twist giuridico per mantenere l'obbligatorietà del canone. La soluzione fu magistrale, il canone venne trasformato in una tassa su ogni "apparecchio atto a ricevere", finalizzata a finanziare il "servizio pubblico".
Oggidì, questa dizione molto inclusiva obbligherebbe a pagare il canone anche solo se si possiede un telefonino figo, un lettore mp3 o un computer (il nostro lo ricorda qui). In pratica, essendo la procedura ancora legata alla registrazione dell'apparecchio (rigorosamente una canonica tv) ciò non avviene. Quindi, se non si posseggono televisori, si può stare tranquilli anche in caso di ispezione della Guardia di Finanza.
È palese la ridicolaggine di questo sistema, che sempre è stato ingiusto, nell'era dei decoder e della pay-tv. Siamo obbligati a sovvenzionare un'informazione che nei migliori dei casi è sempre filogovernativa, programmi thrash che fanno a gara con l'altro concorrente duopolista (che almeno non ha il canone), mummie imbalsamate che non fanno ascolto.
Senza contare l'effetto perverso che questo meccanismo scarica sul mercato delle tv private (e a Mediaset e ai suoi padroni va bene così.)
Qualcuno, giustifichi queste schifezze, se ci riesce. Se la Rai è una cloaca lo è a cielo aperto. E forse non è nemmeno per questo che Facci è stato querelato, ma per aver scritto su una prima pagina di un quotidiano a diffusione nazionale che il canone è da abolire.

venerdì 18 gennaio 2008

NOOOOOOOOOOOOOOOOO!

Oggi mi crolla ufficialmente il mio ultimo mito politico.

mercoledì 16 gennaio 2008

Argomenti di un certo peso

A proposito di razionalità: che organi bisogna vendere per avere una risposta non dico decente, ma che non sappia almento presa per le chiappe, da parte dei soliti, alle argomentazioni contro la deportazione della munnezza da Napoli?
No perché ieri sera a Ballarò, tra Bersani e Rodotà: era tutto un "bisogna essere solidali", "siamo tutti italiani", "il diritto alla salute" e blabla.
Non capisco: se per caso questa roba accade a Nova Gorica, siamo autorizzati a sbattercene? O invece, se nella situazione di Napoli precipitasse tutta l'Italia potremmo sperare nell'interventi (gratuito, s'intende) di Francia, Germania e Svizzera perché tanto siamo tutti europei? E anche nel tal caso, come si farebbe per i grossi problemi di Nouakchott, Angola per quanto riguarda lo smalitmento del rifiuto organico? Sarebbero abbandonati a se stessi? O ci va Bersani?

martedì 8 gennaio 2008

Quintali di scoaxe e ecoallarmismo grilliano.

Molti, guardando le immagini riproposte con bulimico sadismo dai tiggì nazziunali, si saranno sentiti un po' Calderoli, pensando che in fondo (a£e scoàxe) Napoli non è degna di un paese civile. Mi unisco volentieri al coro: non tanto per le scenate davanti le telecamere, i bulloni, o i roghi alla diossina, ma perché è incredibile che le due autorità più competenti in materia, sindaco e "governatore", possano andare in tv indisturbati invece di trovarsi dove meriterebbero: assediati nei loro palazzi da una folla urlante armata di torcie e forconi.
Nel gran ricorrersi della discarica barile la colpa sembra essere di ciascheduno tranne del sindaco dalla voce di quaglia e del presidente regionale, oltreché commissario speciale: uno che ieri al Vespa-Show diceva che non aveva colpa perché aveva perseguito per sette anni la stessa (fallimentare) politica del suo predecessore (e sti gran cazzi!!!).
Ma forse c'è anche qualcun altro su cui spalare la dovuta merda. Il fido Zambo (chi sa afferri) mi invia una lunga segnalazione a me l'onore di infarcirla col massimo odio ideologico di cui sono capace.
Prendiamo Beppe Grillo: uno lo crede un innocuo arruffapopolo, uno che più che far girare le balle alla gente (esercizio talvolta salutare) non è capace... e invece eccolo in trincea a sparare un sacco di baggianate su: qui dice per esempio che la situazione napoletana "sia un pretesto per rilanciare gli inceneritori che nessuno costruisce più in europa" , affermazione in parte paranoica e in parte menzognera. Ma vediamo i magnifici scoop ensiferei: tre anni fa Grillo "scopre" due ricercatori di Modena: Antonietta Gatti e Stefano Montanari che a loro dire hanno trovate la prova del legame tra inceneritori e diossina. I due, poveracci, sono emarginati dalla comunità scientifica e non hanno nemmeno un microscopio elettronico a scansione ambientale tutto per loro: ecco il video.



Piaciuta la raffazzonata spiegazione scientifica? Altri due video qui e qui.

Mi scrive Zambo:

"Pulciosissimo Orso, [segue marea di link in parte qui riproposta] [...]
Il buon Attivissimo si e' preso la briga di intervistare uno dei due ricercatori modenesi: L'obiettivo non era dimostrare che la loro teoria scientifica fosse
una bufala, quanto verificare che non ci fosse stata manipolazione
delle loro affermazioni da parte di Grillo.
E gia' qui si scopre:
1) Il microscopio non gliel'hanno fregato le aziende
2) Loro non hanno mai scritto ad aziende alimentari, ne' ricevuto pressioni
3) L'analisi degli alimenti e' stata svolta usando un unico campione
per tipo di cibo, non ha nessuna valenza statistica
4) Gli inceneritori non hanno che una minima responsabilita'
nell'introduzione di nanoparticelle nell'atmosfera - altre vengono da
traffico e altri elementi inquinanti

A questo c'è da aggiungere che:
1) i signori Gatti & Montanari sono due perfetti sconosciuti
nell'ambito scientifico, hanno qualche pubblicazione insulsa e la loro
teoria non e' confermata da nessuno
2) Anche dopo l'acquisto del nuovo microscopio, non pare si siano dati
molto da fare - ancora pubblicazioni serie non sono arrivate... eh,
anche i peer reviewers di tutti i Journal medici sono nel complotto ;)
3) In compenso, e' stata attiva per un certo periodo la ditta
"Nanodiagnostics" che offriva marchi "nanoparticles free" a prodotti
alimentari, gestita dai detti signori

C'e' un bel thread sul forum dei grillini, iniziato da qualcuno che si
e' sentito un po' preso per il culo dopo aver donato in fede i soldi
per l'iniziativa:

Interessante, si sono dati da fare anche loro con interviste ai
pseudo-ricercatori (c'e' anche un video), controlli sulla
nanodiagnostics e altro. Neanche a dirlo, vengono insultati in tutti i
modi dal resto dei grillini-fanatici.
Fa girare veramente i coglioni che anche per una minchiata colossale
come questa non si risolvano i problemi a Napule - e della loro
spazzatura loro non mi frega molto, mi frega dell'enormita' di soldi
che viene ciucciata anche a noi.

Saluti e un'ecoballa di merda secca in allegato, bruciala nel camino,
e' ottima per scaldarsi. O puoi farne un tramezzino.."

Che bello, peccato che le cazzate di Grillo (che santifica il duo modenese e poi se la prende con Lorenzo Pinna, chimico apprezzatissimo) sono come le nano particelle: girano per l'aria poi entrano nelle teste di quei coglioni pronti a manifestare al primo annuncio di costruzione di un inceneritore a caso. Alcuni di loro, particolarmente pericolosi, fanno anche i Ministri, come il famigerato Pecoraro e non vedono l'ora di scassare le balle, rallentando e bloccando i lavori. E intanto la rumenta intasa le strade e talvolta viene bruciata così la diossina killer deve fare meno strada.
A Brescia c'è un grosso termovalorizzatore che oltre a bruciare la merda dà l'energia aggratis a mezza città (e tanti saluti a Beppe Insetto), a Parona, in provincia di Pavia un sindaco eccezionale ha portato in città un impianto che fa 40 milioni di fatturato (e possono diventare 80). A Venezia città ben più rognosa della densa Napoli, hanno l"'inferno"in laguna e nessuno si lamenta. Perché? Perché non c'è nessun motivo.
Nel frattempo però, intelettuali militanti e carogne varie stanno spargendo la diceria dell'untore: se Napoli è piena di immondizia la colpa non è di chi comanda e nemmeno di chi non divide i torsoli delle mele dalle batterie per auto, ma degli industriali del Nord, anzi del Nordest, che godono dei malanni partenopei da quando scrivevano "Forza Vesuvio" allo stadio (sì erano, proprio loro, gli industriali del Nordest). Mettiamo che sia anche andata così: come hanno fatto i potentissimi industriali del Nordest a portare giù le scoàxe senza che nessuno gli dicesse "ehi, questa non è la polenta che abbiamo ordinato?" Evidentemente c'è stato chi gli ha proposto il bussiness e scometto che se non era partenopeo era in parte napoletano. Ma questi filantropi ovviamente non hanno un decimo della responsabilità degli industriali, almeno così si deve dire per fomentare la lotta di classe e l'odio razziale.
E' invece certo che il rifiuto umido della Campania finisce in quel di Padova: nessuno si lamenta da quelle parti, perché ben pagati con soldi che ricadono sulla testa dei napoletani (e alla lunga di tutti noi).

Riassumendo, le colpe sono: a) degli infami amministratori b) degli ambientalisti imbecilli (e verrebbe da togliere l'aggettivo, ormai è pleonastico) c) dei napoletani, tassati il doppio e che pagano almeno il quintoplo dei netturbini che serve loro (che evidentemente fanno il loro lavoro). A questo punto abbiamo anche il diritto di dire che da quelle parti non si capisce un cazzo più della media a meno che, al massimo entro stanotte, non piglino fiaccole e forconi e facciano quel che debbono fare.

P.S: Zamax aggiunge Boeri (l'assonanza con Boaro è del tutto casuale) all'elenco degli esecrabili imbecilli.

lunedì 17 dicembre 2007

La nostra salvezza: il Kennedy italiano.

Ultimamente ho seguito un po' troppo la politica USA e mi sono disinteressato di quella locale. Rima, la mia finestra su Arzignano, me ne ha ricordato il motivo.

Dal Giornale di Vicenza:

Veline, cubiste e starlette: ecco il Kennedy italiano

di Eugenio Marzotto.

La grigia politica dei parrucconi sostituita da un’agenzia di starlette. Comizi sul palco addio, arrivano le kennedyne a sculettare messaggi chiari e a dimostrare che sotto la minigonna c’è di più: no ai poteri forti, no ai clandestini, no al governo. Se poi chi cura l’immagine del nuovo partito è il pluri nominato Lele Mora che lo spettacolo continui.
Il Bagaglino? No, un partito con un tele leader al comando, un movimento con ambizioni nazionali nato sotto il Grifo di Arzignano.

Sono impaziente...

Al comando c’è Massimo Emilio Gobbi, un rampollo veneziano, ricco di suo e amico di quelli che contano: Berlusconi, Tremonti, Dell’Utri, Borghezio, Publio Fiori, Andrea Sandri.

Benefattori della patria, illustri intellettuali. Non si perda di vista Andrea Sandri, che mi sfugge cosa c'entri con il resto, lo conosco solo perché eravamo assieme alle medie.

«Non sono nè di destra, nè di sinistra», si affretta a spiegare, ma lui al compleanno di Silvio, festeggiato a villa Bonin Longare insieme al gotha del centro destra italico c’era.

"Voglio solo el caregoto", mette in chiaro fin dall'inizio.

Ebreo veneziano, il cinquantenne duttile e abile, è capace di passare nella stessa serata dallo smoking ai jeans e ha trovato ad Arzignano chi lo sostiene da mesi.

Chi, di grazia?

Quando viene a Vicenza, accanto a lui c’è sempre Franca Piran, cognome blasonato ad Arzignano, nome in vista nei salotti che contano

Ah, la middle-class!

Qui è nato il movimento “Il Kennedy Italiano”.

E' questo il nome? Dico, stiamo scherzando?

In piazza del Grifo seduto ad un caffè, avvolto nel piumino e circondato da portaborse e aficionados, Massimo Emilio Kennedy spiega così la sua discesa in campo: «Ho sempre avuto il pallino della politica e passati i 50 anni ho deciso di provarci».

Sì, in fondo è ora di mangiare un po' coi soldi degli altri.

Poi annuncia da copione: «La gente si deve svegliare, reagire, deve mandare a casa questo governo che ha bloccato l’economia».

Qualche idea?

Nato a Venezia, un passato da finanziere, una vita tra New York, Parigi e Londra; ora Kennedy e le kennedine. Vallette pronte a sfilare nella prossima convention di Abano che battezzerà l’11 gennaio il partito-movimento fondato ad Arzignano. Ci saranno sì i politici, ma il messaggio più atteso arriverà da cubiste, hostess, go go dancers e accompagnatrici, chiamate a raccolta per scaldare il congresso che celebrerà Massio-Emilio-Gobbi-leader. «È stata un’idea di Lele (Mora) mi ha convinto ad organizzare una convention all’americana, dove far volare i palloncini come fanno i candidati Usa».

Ah ecco... questa sì che una strategia politica innovativa. Prodi si starà pisciando addosso...

Per ora sono pochi i politici che hanno confermato la loro presenza, ma Gobbi va avanti, sfidando pure la Brambilla, la leader dei Circoli della Libertà: «Mi ha copiato, dico da anni le stesse cose nei miei programmi sui canali Sky, poi arriva lei, bella, rossa e seducente e Berlusconi... Sì, insomma, lei è una donna e a certe cose il Cavaliere è... sensibile».

Da come la mette sembra una faccenda di copyright. E visto che la Brambilla sembra possedere doti che lui non ha, vai di starlette, cubiste, go go dancers...

Kennedy Gobbi, contro la rossa Brambilla, ma in realtà il modello è un altro. «I veri circoli li ha fatti Dell’Utri, ne ha fondati 3.500 con muri e persone. Io quelli della Brambilla non li ho mai visti».

Lol, questo lo dice un mucchio di gente. Mi sa che quasi quasi è vero.

Sentiamo che ha da dire "il cognome che conta nei salotti":

Franca Piran-Tolio (two is megl' che uan) ha conosciuto Gobbi in una convention romana dedicata alla rifondazione della Democrazia Cristiana (a quante siamo? quindici? trentotto?) a cui hanno partecipato tra gli altri, anche Berlusconi e Mastella.

Il partito della libertà... la destra moderna liberale...

È lei a mettere in chiaro quale sia la posizione politica, dentro il dedalo di movimenti che fanno parte del centro destra.

E allora mettiamolo in chiaro! Anzi fondiamo un nuovo partito-movimento-convenscion per districare il dedalo.

«Siamo di centro - spiega Franca Piran - ma guardiamo a destra e presto incontreremo Forza Italia per discutere delle prossime elezioni amministrative. All’appuntamento del 2009 dobbiamo arrivare preparati e coesi».

Un partito di centro che guarda a destra e che magari cammina di lato... suona così old-fashion. Ah, chi è quello che diceva "siamo coesi"?

Ma l’amicizia tra la signora Piran e Gobbi si è cementata davanti alle telecamere, con interventi in studio nelle teleprediche tenute sui canali sky del Kennedy italiano, che punta ad avere lo stesso consenso della Brambilla.

Lo stesso consenso della Brambilla, dicendo le stesse cose. Queste sono le novità di cui il paese ha bisogno!!! e se non dovesse bastare:

Lele Mora.
I palloncini.
Le go-go dancers
Il "Kennedy Italiano" (Veltroni farà causa per plagio).
Il futuro del centro-destra veneto e nazionale!!!

Non si sa mai che il centro che guarda verso destra attraversi la strada e venga investito da un tir. Torno a guardare le news su Ron Paul (a proposito: diciotto milioni sonanti, quasi sei solo ieri)

venerdì 23 novembre 2007

Il giuoco del governo ideale

Questo giuoco, che consiste ne l delineare il proprio esecurtivo dei sogni è stato proposto dal Movimento Arancione qualche giorno fa. Non ho aderito subito per due motivi:

-sto attraversando un periodo di totale sfiducia politica accompagnata e di radicalismo ideologico
-vista l'allegra combriccola rischiavo di fare i nomi dei soliti noti.

Ora però Ismael mi chiede di superarlo in estremismo, dunque non posso esimermi dal rispondere:

Il mio governo ideale :P

...

Un governo che sopporterei più volentieri, coi ministeri proposti dal blog del MA:

-Presidente del Consiglio dei Ministri: la scelta è disperata, non mi fiderei di nessuno; direi uno a caso tra la trimurti Leoniana: Lottieri, Mingardi, Stagnaro
-Ministro dell'Interno: Giancarlo Galan
-Ministro degli Esteri: Liberty First
-Ministro della Difesa: Francesco Cossiga
-Ministro della Giustizia: Filippo Facci
-Ministro delle'Economia: Sergio Ricossa
-Ministro delle Attività produttive: Giovanni Rana
-Ministro del Lavoro: Bernardo Caprotti
-Ministro della Salute: Ron Paul
-Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca: Claudio Privitera.
-Ministro delle Comunicazioni: Giorgio Panto se fosse vivo, Oscar Giannino.
-Ministro delle Infrastrutture e Trasporti: Francesco Ramella, vedi Ismael, sta bene dove sta
-Ministro dell'Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare: tengo Carlo Stagnaro
-Ministro per le Politiche Comunitarie e Commercio Estero: Giancarlo Pagliarini, idem con patate
-Ministro per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali: Giorgio Fidenato
-Ministro dei Beni e Attività Culturali, Turismo e Spettacolo: Ismael
-Ministro della Funzione Pubblica: Luigi De Marchi
-Ministro per le Riforme Istituzionali: Gianfranco Miglio
-Ministro per le Pari Opportunità: NON SE NE PARLA (ma al limite mi fiderei di Perla)
-Ministro per lo Sport e le Politiche Giovanili: Mirco Bergamasco
-Ministro per l'Attuazione del Programma e i Rapporti col Parlamento: Serse Cosmi, con la facoltà di Spaccare Gambe.

P.S.: Questo è naturalmente un governo di transizione, non potrebbe essere altrimenti, dati i componenti. Le riforme istituzionali di Miglio (purtroppo dipartito, le applicherà alla lettera qualcun altro) cambieranno l'assetto istituzionale in senso radicalmente federale e presidenziale.
Qualche spiegazione: il ticket Galan- Cossiga è dovuto alla necessità di mantenere l'ordine pubblico, a costo di ricorrere all'esercito, in modo da sedare le consistenti rivolte di piazza che sinistra radicale e sindacati fomenteranno sin dal primo giorno. Liberty First è la mia scelta in politica estera perché mi sembra l'unico che almeno tenti di mediare tra l'isolazionismo di stampo libertario e realismo nelle relazioni internazionali. Infine la scelta di Ismael è d'uopo non per paraculismo ma perché cercavo disperatamente qualcuno che non prendesse in considerazione il finanziamento pubblico (impossibile con Ricossa all'economia, peraltro) e almeno ha gusti in fatto di cinema.

venerdì 16 novembre 2007

Lo stato delle cose

Il centrodestra in Italia ha vita facile. Non esiste nessun paese al mondo dove una parte politica goda di una popolarità così alta solo in virtù della tristezza che l'altra riesce a suscitare.
Purtroppo, più il B. vola alto nei sondaggi, più diventa pirla. E' più di un anno, oramai, che invece di vedere un'opposizione sul piano delle idee, si assiste attoniti ad una pagliacciata dietro l'altra: piazzate per mandare a casa Prodi, spallate per mandare a casa Prodi, firme per mandare a casa a Prodi, votazioni assurde per mandare a casa Prodi. Il peggio è giunto quando la CdL ha votato assieme alla cosa rossa il bonus per gli incapienti, una delle cose più comuniste che si potessero fare. Ma l'importante era fare andare sotto il governo. Persino gli emendamenti che hanno battuto la maggioranza mercoledì altro non erano che aumenti di spesa pubblica. Ma bisognava affossare l'esecutivo.
E mentre noi si sprofonda sotto un socialismo crescente, il leader dell'oppisizione si limita a dire: "elezioni subito", "Prodi cadrà", "alle urne con questa legge" e blablabla.
I poveri, pochi infelici, liberali italiani ormai sono immersi in un'apatia politica senza speranze. Sognano mediocri leader conservatori d'oltreoceano e d'oltremanica che hanno però la capacità di proporre visioni alternative con cui conquistare l'elettorato e non si limitano a sommare zerivirgola per arrivare a vincere.
Recentemente mi è arrivata notizia dell'ennesimo congresso dell'unità liberale. Frattaglie della prima repubblica come PLI (reloaded) e PRI (guidato da un keynesianissimo La Malfa) avebbero dovuto aprire a Decidere. net e ai Riformatori Liberali (0,01%). L'obiettivo è la tanto sognata unione dei liberali. Peccato, veramente peccato, che non si rendano conto di due cose:
-che gli elettori hanno consegnato all'oblio, insieme ai socialisti di Craxi, repubblicani e PLI.
-che un partito totalitario come FI non ammette concorrenza interna.
Ecco perché il B., sempre disposto ad aprire a partiti neofascisti, guarda caso manco ha fatto una telefonatina.
E mentre Decidere.net non è stato cagato di striscio dai media italiani, nonostante fosse fondato da un deputato, l'agghiacciante nuova destra romanocentrica conquistava paginate sui giornali e lunghi servizi alla tv.
Ecco un possibile scenario futuro:
Il governo cadrà (spero si faccia molto male) da qui ad un anno. Berlusconi non capirà mai i motivi per cui ha perso nel 2006. Si va a votare con questa stessa legge. Per vincere tutti cercano di attirare la maggior quantità possibile di feccia. Il cdx si candida con Storace e la Mussolini, Follini, Di Gregorio e persino Mastella. Vince. Dato che nemmeno nel 2001, con migliori intenzioni, è riuscito a combinare qualcosa, questa volta neanche ci prova. Dopo qualche mese / anno di tentennamenti democristiani e di dialoghi con le parti sociali arriva il crollo. Berlusconi lascia (forse finalmente la scena politica. Veltroni, più che sessantenne, diventa primo ministro. Seguono i soliti mesi / anni di devastazione. Dopo tutto questo forse qualcosa cambierà, o più probabilmente no.
Quasi quasi a questo punto mi viene da tifare Prodi con lo stesso sciagurato masochismo con cui i socialisti massimalisti contavano nell'entrata nella grande guerra per portare a termine la rivoluzione. Dopotutto questo governo è il migliore argomento per la secessione.

sabato 3 novembre 2007

Uno che ragiona

Anche a sinistra c'è gente che mi piace: uno di questi è Massimo Cacciari, sindaco di Venezia. Impossibile non condividere la sua intervista (il Giornale) dall'inizio alla fine, in particolare questo passaggio (quasi hoppiano):

D:È fallito il modello dell’allargamento a tutti i costi, di cui Prodi fu il grande sostenitore?
R:Ma è evidente. L’allargamento serve solo a fare il mercato unico, e l’unica preoccupazione è che le merci circolino liberamente, e se ne fottono di controllare se assieme alle merci circolano anche i delinquenti. Nessuno ha fatto un discorso chiaro con le autorità romene. È del tutto noto che da quelle parti usano facilitare i permessi per l’espatrio agli indesiderati.

Ovviamente da qualche anno a questa parte, nonostante il suo alto incarico amministrativo (conquistante nonostante il boicottaggio del suo partito), la rilevanza di Cacciari nell'Unione è meno che zero. E' il prezzo che si paga ad essere svegli e fuori dal coro in quel di Veltronia.

domenica 14 ottobre 2007

La scommessa de "Il Giornale"

Intanto Gawronski ha deciso di cambiare lo slogan per differenziarsi da Letta: "Quello senza occhiali sono io".

lunedì 8 ottobre 2007

Quattro cosette inutili sulle tasse.

I) Il problema non è tanto che un ministro dice che le tasse sono bellissime, il problema è che sono in molti -troppi- a crederci. La fandonia delle imposte come strumento estremamente civile, attraverso il quale una comunità partecipa a delle funzioni essenziali come sicurezza e sanità viene inculcata nelle vergini menti fanciullesche a partire dalle lezioni di educazione civica in terza elementare, prosegue lungo tutta la scuola dell'obbligo e giunge nelle facoltà universitarie tant'è vero che è estremamente raro trovare un laureato in giurisprudenza o in economia il cui pensiero differisca dal mainstream politicamente corretto, statalista e keynesiano. È un problema che condividiamo con tutta l'Europa che ha visto vittoriosi i paradigmi illiberali di stampo marxista e hegeliano, come dimostra questo monumento all'esattore delle tasse situato in Tampere (nella foto).
Ci sono migliaia di argomenti per sostenere che le tasse fanno schifo. Stavolta, per cambiare, mi limiterò ad elencarne due di carattere etico, perché se è vero che anche gli argomenti utilitaristici hanno una loro importanza è anche vero che preferisco lasciarli alle femminuccie con la calcolatrice :)

II) Il primo è etimologicamente intrinseco alla parola "imposte", cioè la natura coercitiva delle stesse. Mettiamola così: se ogni giorno devo comprare cose necessarie per vivere, come cibo e come abiti perché allo stesso modo non dovrei comprarmi (in parte già lo si fa, in barba alle tasse) i servizi sanitari e di istruzione? La risposta più ovvia è che, essendo servizi basilari e costosi, l'accesso a questi deve essere garantito a tutti. Questa argomentazione scricchiola un po' dato che adesso pure la classe operaia va nei paradisi tropicali per le ferie. A ben vedere gli unici "nuovi proletari" che hanno considereolmente bisogno di assistenza statale sono alcuni neoimmigrati (molti dei quali "importati" ad arte), a cui certe parti politiche fanno la corte (e a cui minacciano di estendere il diritto di voto, al solo scopo di salvaguardare "il problema sociale"). La solidarietà è un'altra parola che viene spesso stuprata per sostenere la "bellezza" dell'imposizione fiscale. Io sono convinto che questo sentimento o sgorghi naturalmente dall'essere umano o non si può chiamare con questo nome. La solidarietà infatti esiste sia per la natura civile e comunitaria dell'essere umano, sia per ragioni di convenienza, è infatti opportuno creare un sistema di mutua assistenza nella comunità dove si vive in quanto non ci è dato a sapere se e quando ci troveremo nei guai.

III) La coercività delle tasse va presa sul serio. Esempio ne sono i coniugi Brown. Due distinti signori estremamente ricchi (e la cosa mi piace, dato che è fin troppo facile stare dalla parta dei pòareti). Ed ed :) Elain Brown avevano pianificato sul serio la loro protesta fiscale. Si tratta proprio di protesta, perché non c'è dubbio, sarebbe stato per loro molto più conveniente pagare le tasse, o persino anche l'arretrato con mora. Invece no, un giorno si sono detti: "smettiamola qua, e da oggi non diamo più un soldo al governo". La loro è stata una letterale secessione dal governo federale americano. Essendo assicurati, non avendo figli da mandare all'università ed abitando in una specie di castello con fossato, i Brown erano completamente indipendenti dai servizi del governo. Ragion per cui, ogni soldo versato al Fisco americano era da considerarsi un furto, nel vero senso della parola. Quindi la loro "evasione" è da considerarsi assolutamente etica anche se non meritoria come quella di Thoreau. Per l'autore de "La disobbedienza civile", infatti, la goccia che fece traboccare il vaso fu il fatto che le sua tasse sarebbero andate a finanziare la guerra ispano americana e a sostenere la schiavitù. I Brown, invece volevano semplicemente tenersi i loro soldi, ma l'assunto di fondo e il metodo non cambiano.

IV) Un'altra ragione per cui le tasse fanno schifo è che esse conducono ad una vera propria alienazione del lavoratore dal frutto del loro lavoro. Ogni acquisto è il frutto di una transazione volontaria, l'acquirente solitamente cede il suo denaro in cambio di un bene che preferisce ad esso. Ogni centesimo che va in tasse, invece, è come se finisse in un buco nero, dal quale non farà mai più ritorno. Questo ragionamento è valido per grandi comunità artificiali, come gli stati moderni e in particolare per l'Italia. Molti pagano tasse esagerate, ma nessuno è in grado di vederne derivare benefici proporzionati, in parte perché se ne vanno in corruzione e clientele, in parte per un eccessiva dispersione territoriale. Capita così che anni fa una regione italiana decise di proporre un bozza costituzionale in cui avanzava qualche timida pretesa di trattenere un po' più di liquidità all'interno del proprio territorio. Un ministro allora al governo gridò allo scandalo dicendo che se fosse stata accettata dale oscenità la sua, di regione, non avrebbe più potuto costruire scuole e ospedali. Il che è come dire che la Slovenia dovrebbe pagare le strutture pubbliche all'Albania, ma lasciamo stare. Ora il ministro non è più tale, fa il presidente della sua regione. Che, per inciso, ha il più alto tasso di evasione in Italia ma che, al contrario dei coniugi Brown, dipende dalle altrui tasse.

martedì 25 settembre 2007

Casta doc, vitigno autoctono.

Incuriosito da un video che riguardava l'attuale ministro della giustizia, il sen. Mastella sono andato a vedermi la voce su Ceppaloni, paese che sapevo delle dimensioni assimilabili ad uno sputo. Non sono stato smentito.: 3000 abitanti, che nella mia lingua vuol dire meno di Valli del Pasubio, il che rende benissimo l'idea. Wikipedia non cita nessun personaggio celebre di Valli del Pasubio, e come potrebbe essere altrimenti, un paese montagnard (boaro) come pochi, dove l'unica star è la patata della frazione di Staro, ottima per il purè.
Ma a Ceppaloni sono di tutt'altra schiatta, letterati, notabili e... politici.
Ecco l'elenco:
Niente male per un ridente paese della valle del Sabato!