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martedì 29 gennaio 2008

E porco Timmy, Tommy e Jimmy.

Cos'è la Becta?
Becta leads the national drive to inspire and lead the effective and innovative use of technology throughout learning. It's our ambition to create a more exciting, rewarding and successful experience for learners of all ages and abilities enabling them to achieve their potential.
Oddio suona così burocratese non dirmi che...
Becta is the Government's lead agency for Information and Communications Technology (ICT) in education, covering the United Kingdom. It was established in 1998 through the reconstitution of the National Council for Educational Technology (NCET). Becta is a company limited by guarantee with charitable status.

Bene, e come vengono messi a frutto questi quattrini dal civile e progressista governo inglese?
In March 2007, Becta was given an enhanced remit by the Department for children, schools and families (DCSF) (which was then the DfES); to lead the co-ordination, development and delivery of the government's strategy to harness the power of technology to help improve education, skills and children's services.
Sarò il solito fissato... solo perché è un'agenzia governativa non è detto che sia uno sperpero, o che faccia qualcosa di male.
Sbagliato.
Dal Giornale:

Niente più storie con i Tre porcellini in Gran Bretagna. Potrebbero offendere i musulmani e i muratori. Questa in sintesi la conclusione a cui sono giunti nei giorni scorsi ben 70 giudici che formavano la giuria del concorso per il premio per la Tecnologia applicata all’educazione. Ad assegnarlo è la Beta, [leggi Becta, ndr] un’agenzia governativa, che a sorpresa ha escluso dalla competizione un libro digitale per bambini basato sulla classica storia dei Tre porcellini, ma rielaborato dagli autori che l’avevano intitolato Three Little Cowboy Builders (Tre piccoli cowboy muratori).
Ma è proprio il massimo!
E sul sito della BBC:

But judges at this year's Bett Award said that they had "concerns about the Asian community and the use of pigs raises cultural issues".
The feedback from the judges explaining why they had rejected the CD-Rom highlighted that they "could not recommend this product to the Muslim community".They also warned that the story might "alienate parts of the workforce (building trade)".
The judges criticised the stereotyping in the story of the unfortunate pigs: "Is it true that all builders are cowboys, builders get their work blown down, and builders are like pigs?"
Ma è vero che voi "giudici" della Becta siete tutti ritardati mentali?
La comunità asiatica ringrazierà, quell'islamica forse anche pure, i muratori saranno contentissimi che i soldi delle loro tasse vengono spesi per contrastare lo steretipo che sono dei maiali e che soprattutto si fanno sempre soffiare giù le costruzioni (questa è da oscar dell'idiozia), mancano solo i porci, o forse no. Io mi limito a irridervi ed additarvi alla folla.
Servisse qualcosa.

P.S. Ricordo che da piccolo avevo uno di quei libri con le audiocassette che narrava la storia dei Tre Porcellini con questo epilogo: il lupo, dopo essere stato gabbato fingeva di essersi convertito all'Islam per trarre in inganno i tre poveri maialini. Adesso sono cresciuto e sono un pericoloso razzista.

mercoledì 16 gennaio 2008

I sapientini dicono no a Feyerabend


Come se ci fosse bisogno di una prova definitiva dello stato disarmante in cui versa l'università italiana, ecco che la cronaca ci regala una preziosa perlina. Tutti sanno della cagnara scoppiata in seguito all'invito rettorale al Papa di presenziare all'apertura dell'orario accademico. Ebbene, come solo oggi i giornali rivelano, la frase -attribuita al Papa dai docenti dissedenti- è di un certo Paul K. Feyerabend.
Feyerabend è solo uno dei tanti magnifici austriaci che che hanno condizionato il pensiero del '900. Occupandosi di epistemologia (ovvero lo studio filosofico del processo del sapere), questo studioso ha assunto all'interno del dibattito sul metodo scientifico, che si doveva confrontare con la grande rivoluzione introdotta dalla relatività einsteniana e dalla fisica dei quanti, una posizione nota per il suo radicalismo: l'anarchismo metodologico.
La soluzione di Feyerabend, quella della rinuncia ad ogni metodo, si poneva come una critica verso una scienza che assumeva sempre più le fattezze di una chiesa, con tanto di testi sacri, profeti, dogmi e, consequenzialmente, eretici. Indicativa è la sua critica al falsificazionismo, la grande colonna portante dell'epistemologia di questo secolo: esso rischierebbe di mettere alla porta teorie prima ancora di approfondirle in quanto in non coerenti con alcuni fatti rilevanti, caratteristica, a suo dire, propria di molte teorie interessanti.
Per Feyerabend l'anarchismo non era solamente il metodo più efficiente, ma anche quello più etico: liberare la scienza dalle sue briglie metodologiche significava rendere ad essa il suo significato originale, liberatorio per l'uomo che il dogmatismo e il legame con il potere (non manca nel nostro una critica politica) avevano inficiato.
E' da questa prospettiva che parte "l'attacco" di Feyerabend a Galileo: lo scienziato pisano, pur corretto nelle sue scoperte, avrebbe sacrificato alcune evidenze fisiche pur di salvare il suo metodo, nel quale la metafisica aveva un discreto ruolo tanto da far sembrare la scienza ufficiale del periodo più ancorata ad un'onestà "razionale" anche se sbagliata.
Ma chi conosce Feyarabend, ben è al corrento dell'ironia e del paradosso che, insieme all'anarchia, fanno parte del suo metodo espositivo. Galileo, pur se ridimensionato, ne esce come un eroe, in quanto -anche lui sbagliando- si oppone ai chiusi ed astratti riti del pensiero scientifico dell'epoca, erigendosi ad esempio della bontà del metodo anarchico.

Questo è Feyeraband, giudicato da 67 docenti, molti dei quali della facoltà di fisica (che in quanto tali dovrebbero avere un'infarinatura di filosofia della scienza) un reazionario oscurantista, prontamente seguiti da una mandria di imbecilli patentati.
Le cose sono due: o l'odio ideologico ha avuto il soppravvento, tanto da far sì che ben 67 luminari abbiano cercato alla rinfusa, senza controllare, una scusa per tacciare BenXVI (che peraltro utilizza Feyerabend per confutarlo) di intolleranza, o alla sapienza non vale proprio la pena di studiare.

Anche: Carlo Melina, Piccolo Zaccheo

martedì 8 gennaio 2008

Quintali di scoaxe e ecoallarmismo grilliano.

Molti, guardando le immagini riproposte con bulimico sadismo dai tiggì nazziunali, si saranno sentiti un po' Calderoli, pensando che in fondo (a£e scoàxe) Napoli non è degna di un paese civile. Mi unisco volentieri al coro: non tanto per le scenate davanti le telecamere, i bulloni, o i roghi alla diossina, ma perché è incredibile che le due autorità più competenti in materia, sindaco e "governatore", possano andare in tv indisturbati invece di trovarsi dove meriterebbero: assediati nei loro palazzi da una folla urlante armata di torcie e forconi.
Nel gran ricorrersi della discarica barile la colpa sembra essere di ciascheduno tranne del sindaco dalla voce di quaglia e del presidente regionale, oltreché commissario speciale: uno che ieri al Vespa-Show diceva che non aveva colpa perché aveva perseguito per sette anni la stessa (fallimentare) politica del suo predecessore (e sti gran cazzi!!!).
Ma forse c'è anche qualcun altro su cui spalare la dovuta merda. Il fido Zambo (chi sa afferri) mi invia una lunga segnalazione a me l'onore di infarcirla col massimo odio ideologico di cui sono capace.
Prendiamo Beppe Grillo: uno lo crede un innocuo arruffapopolo, uno che più che far girare le balle alla gente (esercizio talvolta salutare) non è capace... e invece eccolo in trincea a sparare un sacco di baggianate su: qui dice per esempio che la situazione napoletana "sia un pretesto per rilanciare gli inceneritori che nessuno costruisce più in europa" , affermazione in parte paranoica e in parte menzognera. Ma vediamo i magnifici scoop ensiferei: tre anni fa Grillo "scopre" due ricercatori di Modena: Antonietta Gatti e Stefano Montanari che a loro dire hanno trovate la prova del legame tra inceneritori e diossina. I due, poveracci, sono emarginati dalla comunità scientifica e non hanno nemmeno un microscopio elettronico a scansione ambientale tutto per loro: ecco il video.



Piaciuta la raffazzonata spiegazione scientifica? Altri due video qui e qui.

Mi scrive Zambo:

"Pulciosissimo Orso, [segue marea di link in parte qui riproposta] [...]
Il buon Attivissimo si e' preso la briga di intervistare uno dei due ricercatori modenesi: L'obiettivo non era dimostrare che la loro teoria scientifica fosse
una bufala, quanto verificare che non ci fosse stata manipolazione
delle loro affermazioni da parte di Grillo.
E gia' qui si scopre:
1) Il microscopio non gliel'hanno fregato le aziende
2) Loro non hanno mai scritto ad aziende alimentari, ne' ricevuto pressioni
3) L'analisi degli alimenti e' stata svolta usando un unico campione
per tipo di cibo, non ha nessuna valenza statistica
4) Gli inceneritori non hanno che una minima responsabilita'
nell'introduzione di nanoparticelle nell'atmosfera - altre vengono da
traffico e altri elementi inquinanti

A questo c'è da aggiungere che:
1) i signori Gatti & Montanari sono due perfetti sconosciuti
nell'ambito scientifico, hanno qualche pubblicazione insulsa e la loro
teoria non e' confermata da nessuno
2) Anche dopo l'acquisto del nuovo microscopio, non pare si siano dati
molto da fare - ancora pubblicazioni serie non sono arrivate... eh,
anche i peer reviewers di tutti i Journal medici sono nel complotto ;)
3) In compenso, e' stata attiva per un certo periodo la ditta
"Nanodiagnostics" che offriva marchi "nanoparticles free" a prodotti
alimentari, gestita dai detti signori

C'e' un bel thread sul forum dei grillini, iniziato da qualcuno che si
e' sentito un po' preso per il culo dopo aver donato in fede i soldi
per l'iniziativa:

Interessante, si sono dati da fare anche loro con interviste ai
pseudo-ricercatori (c'e' anche un video), controlli sulla
nanodiagnostics e altro. Neanche a dirlo, vengono insultati in tutti i
modi dal resto dei grillini-fanatici.
Fa girare veramente i coglioni che anche per una minchiata colossale
come questa non si risolvano i problemi a Napule - e della loro
spazzatura loro non mi frega molto, mi frega dell'enormita' di soldi
che viene ciucciata anche a noi.

Saluti e un'ecoballa di merda secca in allegato, bruciala nel camino,
e' ottima per scaldarsi. O puoi farne un tramezzino.."

Che bello, peccato che le cazzate di Grillo (che santifica il duo modenese e poi se la prende con Lorenzo Pinna, chimico apprezzatissimo) sono come le nano particelle: girano per l'aria poi entrano nelle teste di quei coglioni pronti a manifestare al primo annuncio di costruzione di un inceneritore a caso. Alcuni di loro, particolarmente pericolosi, fanno anche i Ministri, come il famigerato Pecoraro e non vedono l'ora di scassare le balle, rallentando e bloccando i lavori. E intanto la rumenta intasa le strade e talvolta viene bruciata così la diossina killer deve fare meno strada.
A Brescia c'è un grosso termovalorizzatore che oltre a bruciare la merda dà l'energia aggratis a mezza città (e tanti saluti a Beppe Insetto), a Parona, in provincia di Pavia un sindaco eccezionale ha portato in città un impianto che fa 40 milioni di fatturato (e possono diventare 80). A Venezia città ben più rognosa della densa Napoli, hanno l"'inferno"in laguna e nessuno si lamenta. Perché? Perché non c'è nessun motivo.
Nel frattempo però, intelettuali militanti e carogne varie stanno spargendo la diceria dell'untore: se Napoli è piena di immondizia la colpa non è di chi comanda e nemmeno di chi non divide i torsoli delle mele dalle batterie per auto, ma degli industriali del Nord, anzi del Nordest, che godono dei malanni partenopei da quando scrivevano "Forza Vesuvio" allo stadio (sì erano, proprio loro, gli industriali del Nordest). Mettiamo che sia anche andata così: come hanno fatto i potentissimi industriali del Nordest a portare giù le scoàxe senza che nessuno gli dicesse "ehi, questa non è la polenta che abbiamo ordinato?" Evidentemente c'è stato chi gli ha proposto il bussiness e scometto che se non era partenopeo era in parte napoletano. Ma questi filantropi ovviamente non hanno un decimo della responsabilità degli industriali, almeno così si deve dire per fomentare la lotta di classe e l'odio razziale.
E' invece certo che il rifiuto umido della Campania finisce in quel di Padova: nessuno si lamenta da quelle parti, perché ben pagati con soldi che ricadono sulla testa dei napoletani (e alla lunga di tutti noi).

Riassumendo, le colpe sono: a) degli infami amministratori b) degli ambientalisti imbecilli (e verrebbe da togliere l'aggettivo, ormai è pleonastico) c) dei napoletani, tassati il doppio e che pagano almeno il quintoplo dei netturbini che serve loro (che evidentemente fanno il loro lavoro). A questo punto abbiamo anche il diritto di dire che da quelle parti non si capisce un cazzo più della media a meno che, al massimo entro stanotte, non piglino fiaccole e forconi e facciano quel che debbono fare.

P.S: Zamax aggiunge Boeri (l'assonanza con Boaro è del tutto casuale) all'elenco degli esecrabili imbecilli.

lunedì 31 dicembre 2007

Ecopagliacci

Chiudiamo in letizia questo 2007 con l'articolo di Paolo Rumiz, fosco presagio dei tempi che verranno. Articolo da leggere e da meditare, non perché sia un saggio di bella scrittura o contenga chissà quali verità, ma perché rivela la psicologia dell'ecobabbeo tipo, l'appartenente alla nuova schiatta di odiatori dell'umanità che oggi prospera particolarmente. Non si tratta disemplici sostenitori di stili di vita alternativi, come gli hippies e le suore di clausura, perché nelle loro fisse gli ecostronzi dimostrano un totalitarismo dei tempi più bui: la loro via è quella giusta e chi non la segue deve pagare. Letteralmente. Paolo Rumiz, giornalista de La Repubblica, non si è accontentato di aver vissuto una settimana come un strassòn, si è sentito talmente meglio, così figo, che la sua autostima è cresciuta di pari passo con il suo disprezzo verso i "normali" (per inciso, gente che fa un lavoro vero).

Ecco alcune perle:

-Viviamo è un Paese che non fa nulla per premiare il consumo virtuoso. (Dov'è lo Shhhtato?)
- A Vicenza mi si siede accanto una mamma ansiogena con due bambini-mostri. Il dialogo si limita al cibo: tavola pancino fame prosciutto mangia bevi ancora basta finisci gnam gnam. Il maschietto ripete: mio mio mio. Poi, guardando il vuoto: io io io io. Conosce solo l'ausiliare "voglio". Ignora il "posso" e il "devo".
(tu invece, amico mio, ignori il basilare sviluppo infantile)
-Risate, urla, colpi ai tavolini senza timore di punizioni. E' chiaro: sono i bambini il primo anello della catena dello spreco. Ai bambini non si nega nulla. Il livello mondiale di Co2 dipende anche da loro. (a quando la regolazione delle nascite, per salvare Gaia dai piccoli mostri?)
-Ragazzi ridono ascoltando da un computer una voce che gracchia minacce anti-immigrati in un veneto barbarico condito di bestemmie. (a te mastego na recia!!!)
- Mi chiedo: perché, accanto alla Costituzione, a scuola non si insegna anche consumo etico?
(e accanto all'imprescendibile Costituzione, anche lezione di tolleranza e rispetto delle minoranze. Obbligatoria.)

Direi che manca solo la contingentazione delle scoreggie per finire il quadretto.

Anche su: Atroce, Conservative Mind, Xiadong People

Disclaimer: Alcune delle soluzioni proposte da Emissione Zero sono economicamente vantaggiose, responsabili e quindi etiche, al di là dei (presunti) benefici ambientali. Qui non si incoraggia lo spreco. Inoltre, lavarsi più di una volta al giorno è da gay.