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mercoledì 6 febbraio 2008

Fogna a cielo aperto

A Novembre il giornalista Filippo Facci, coautore di molti blog tra cui quello di Lexi Amberson, ha scritto su il Giornale un'invettiva contro la Rai, definita in quella circostanza "cloaca da ripulire". Quasi istantaneamente viene querelato dalla tv di stato che, con una mossa inedita sollecitata da alcuni ignobili parlamentari, decide "per coerenza" di estrometterlo da ogni ospitata (come lo stesso Facci ha notato sarebbe come se le poste non smettessero di fare consegne ai clienti in causa). Salta dunque la presenza in studio da Santoro dove avrebbe parlato (fuori dal mainstream), a breve distanza dalla morte di Biagi, dell'"editto bulgaro" .
La settimana scorsa salta fuori che la Rai ha chiesto per la diffamazione avvenuta a mezzo stampa dieci milioni di euro, considerata la diffusione del quotidiano, il posizionamento in prima paginea ecc. ecc.
Il fondamento del danno risiede nel fatto che "l'azienda" sarebbe stata danneggiata nell'immagine e che di conseguenza i soldi servano come risarcimento delle supposte perdite sul mercato. Cosa che sarebbe forse vera se la Rai accettasse la logica di mercato. Purtroppo, invece, è un ente pubblico che oltre ad intascare i soldi degli inserzionisti pubblicitare si finanzia con un canone sempre più esoso.
Il canone ha una storia nota ma che vale la pena ricordare: inizialmente era una tassa che scattava immediatamente dopo l'acquisto di un televisore, in quanto a trasmettere c'era solo la Rai. In seguito ad un lungo braccio di ferro, nonostante la ferma opposizione di una gran parte dello schieramento politico (in particolare DC e PCI, ovvero il bigottismo totalitario) degli editori privati ottennero la concessione di trasmettero localmente. A questo punto occorreva un twist giuridico per mantenere l'obbligatorietà del canone. La soluzione fu magistrale, il canone venne trasformato in una tassa su ogni "apparecchio atto a ricevere", finalizzata a finanziare il "servizio pubblico".
Oggidì, questa dizione molto inclusiva obbligherebbe a pagare il canone anche solo se si possiede un telefonino figo, un lettore mp3 o un computer (il nostro lo ricorda qui). In pratica, essendo la procedura ancora legata alla registrazione dell'apparecchio (rigorosamente una canonica tv) ciò non avviene. Quindi, se non si posseggono televisori, si può stare tranquilli anche in caso di ispezione della Guardia di Finanza.
È palese la ridicolaggine di questo sistema, che sempre è stato ingiusto, nell'era dei decoder e della pay-tv. Siamo obbligati a sovvenzionare un'informazione che nei migliori dei casi è sempre filogovernativa, programmi thrash che fanno a gara con l'altro concorrente duopolista (che almeno non ha il canone), mummie imbalsamate che non fanno ascolto.
Senza contare l'effetto perverso che questo meccanismo scarica sul mercato delle tv private (e a Mediaset e ai suoi padroni va bene così.)
Qualcuno, giustifichi queste schifezze, se ci riesce. Se la Rai è una cloaca lo è a cielo aperto. E forse non è nemmeno per questo che Facci è stato querelato, ma per aver scritto su una prima pagina di un quotidiano a diffusione nazionale che il canone è da abolire.

sabato 15 dicembre 2007

La Satira e le Cazzate

Ha senso parlare di Luttazzi una settimana dopo il fattaccio? Non lo so, ma qui -se non si è capito- faccio quel che mi pare.
Il fatto è che difficilmente riesco a stare zitto dopo un video del genere (visto solo perché hostato sul blog di un amico).



In questa profluvio di perle che faranno la storia della comicità, anzi della satira, troviamo:
a) la battutona che stando alla cronaca ha causato la censura da parte di La7
b) un noioso sketch vecchio di anni (ritoccato qua e là)
c) una tiratina anticlericale
d) un altro sketch di qualità discutibile (lui e la Yespica in Iraq)
Riguardo al primo punto: i fan di Luttazzi sono stati così troppo impegnati a difendere il loro benignamino che non si sono manco accorti che, probabilmente, si è trattata di una scusa. Tempi e modi, infatti, porterebbero a pensare che il vero obiettivo fosse la puntata che doveva ancora andare in onda (voci di corridoio dicevano che il novello Giovenale si sarebbe dilettato nel castigare i mores del pontefice e nel satireggiare l'ultimo release del Vaticano). Questo permette riflessioni di altro genere -il cui onere lascio al lettore- ma soprattutto mi permette di arrivare con eleganza al secondo punto: la tiratina. Dice Luttazzi in merito:
"Nel Vecchio Testamento: il matrimonio era tra un uomo e almeno una donna, ma questo Ratzi non lo dice"
Porca paletta. Meno male che c'è Luttazzi a dire quello che c'è scritto nella Bibbia e che il Papa censura. Ma non è finita, guardate quanto è figo il nostro che cita en passant il Levitico.
"Poi mi fa:- Il divorzio è vietato dalle scritture.
Le scritture -Levitico 15, 4-5, come se dovessi controllare, vietano anche di mangiare aragoste..."
Una controllatina in effetti ci starebbe dato che questo è il Levitico 15, 4-5:
Ogni giaciglio sul quale si coricherà chi è affetto da gonorrea, sarà immondo; ogni oggetto sul quale si siederà sarà immondo.Chi toccherà il giaciglio di costui, dovrà lavarsi le vesti e bagnarsi nell'acqua e sarà immondo fino alla sera.
Ma è solo una svista (certo... tirarsela di meno), sono sicuro che il Levitico, notoriamente fondamentale nella dottrina cristiana, vieta anche l'ingestione di crostacei.
Mi permetto a questo punto di citare un personaggio secondario per il Cristianesimo, Gesù:

E avvicinatisi dei farisei, per metterlo alla prova, gli domandarono:
"È lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?".

"Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma.
Ma all'inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina;
per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola.
Sicché non sono più due, ma una sola carne.
L'uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto".
Rientrati a casa, i discepoli lo interrogarono di nuovo su questo argomento. Ed egli disse:
"Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio contro di lei;
se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio".
(Vangelo Secondo Matteo, cap 19)


Infine: S. Paolo sulle aragoste: "Ora però siamo stati liberati dalla legge, essendo morti a ciò che ci teneva prigionieri, per servire nel regime nuovo dello Spirito e non nel regime vecchio della lettera." (dalla lettera ai Romani)

Questo è Luttazzi: uno che parla di cose che non sa, che dice il falso con la scusa della satira e che non accetta il contraddittorio. E' già successo in altre occasioni, persino nelle stesse puntate di Decameron (quando straparla dell'"editto", da lui rinominato: "lukase bulgaro")

Non ho ancora finito. Ecco cosa riporta Francesco Nardi, direttore di LibMagazine, sul suo blog ricordando un commento da lui postato sul sito di Luttazzi l'anno scorso:
il sottoscritto pensò di provocare il padrone di casa: "Caro Luttazzi, non capisco, hai l’occasione di andare in onda sugli schermi dell’azienda che ti ha ingiustamente cacciato e non lo fai? Vai, fai quello che devi fare, e facce ride". Luttazzi, non uso a rispondere, perse le staffe e rispose: “facce ride? Non sono la tua scimmietta!”.
Esatto: lui non è la nostra scimmietta. Non lo stiamo a guardare e ad ascoltare perché ci faccia ridere. Per cosa sia pagato, allora, rimane un mistero. Ah già, i suoi spettatori non cercano le risate, che riusciva a suscitare anni fa con meno pretese, ma la Satira.
Per quanto riguarda la battuta su Ferrara: poco sotto quella sugli asini e i sikh ma almeno faceva schifo. Chi ha il coraggio di lamentarsi che La7 censura un programma sopraffino perché urta la sensibilità di alcuni bigotti (che possono eventualmente cambiare programma) dovrebbero ricordare che sono anni che South Park, una delle serie più scatologiche ma anche, a differenza di Luttazzi, geniali, non viene trasmessa in questo paese. Che è un po' di cacca lo è.

lunedì 12 novembre 2007

Hoppe, i gay, la preferenza temporale

Uno dei libertari più conservatori (culturali) che ci siano, Hans Hoppe, è stato più volte criticato per la sua omofobia. Brillante insegnante (a quanto si può desumere dai suoi ratings) di economia a Las Vegas, è stato l'anno scorso denunciato da uno studente per aver detto che "gli omosessuali tendono per natura ad avere (al pari di ubriaconi, perditempo ecc.) un alto tasso di preferenze naturali". In pratica preferiscono il poco e subito (il famoso uovo oggi) e non ha il senso del risparmio (preferire la gallina domani).
Tralasciando le problematiche relative all'attività di insegnamento e di espressione, c'è da chiedersi se Hoppe sia stato in quella occasione fedele ai suoi stessi metodi (quelli della scuola economica austriaca). In primo luogo parlare di omosessuali è un grave tradimento della metodologia individualistica, essendo una generalizzazione indebita. Hoppe ritiene che gli omosessuali tendono per forza ad essere "capricciosi" e a non risparmiare perché non hanno figli. Giusto, ma questo si deve estendere a tutti coloro che non hanno figli. Il noto puttaniere Flavio spende in donne e lusso molto più di Marco, omosessuale con un lavoro di responsabilità e morigerato (che magari vive con un compagno stabile).
Ma quello che è più sorprendente, secondo me, è l'inversione del rapporto causa-effetto. Nei casi del perdigiorno, dell'ubriacone, del giocatore d'azzardo, dell'irresponsabile (tutte categorie indicate da Hoppe, nella medesima circostanza) sono tali proprio perché hanno un alto tasso di preferenza temporale. Noi consideriamo un perdigiorno uno che non fa niente, proprio perché preferisce il non lavorare ad un'esistenza migliore attraverso il lavoro, l'ubriacone è uno che preferisce avere più alcool possibile subito, il giocatore d'azzardo preferisce forti emozioni al denaro che scialacqua, dulcis in fundis l'irresponsabile è giudicato tale dalla società proprio in virtù del suo tasso di preferenza temporale e della sua scarsa propensione al risparmio.
Un altro esempio di come una buona testa possa cadere anch'essa in fissazioni infondate.

mercoledì 24 ottobre 2007

Conta solo il filoeuropeismo, sul resto si soprassiede

Solo il fatto che il nuovo eletto Donald Tusk introdurrà in Polonia la flat tax, raggiungendo così le repubbliche baltiche ed altri paesi ex-socialisti, mi spinge a gioire per i risultati elettorali polacchi e ad augurare al leader del forum civico di portare a termine la sua piattaforma.
Ciò nonostante, l'esultanza scomposta dei media italiani ed europei mi infastidisce. Sembra infatti che si avvicini sempre di più al pensiero unico per cui quello che va bene agli euroburocrati deve andare bene anche a tutti gli altri, e che l'unico metro per giudicare la bontà di un candidato politico sia la sua vicinanza o meno a Bruxelles. I Kazzinski non mi sono mai piaciuti, come non mi è mai piaciuta una certa intolleranza violenta che serpeggia nella società polacca, ma il modo in cui resistevano (piccatamente, cappricciosamente, stupidamente se vogliamo) ai dettami dell'EU li rendeva in qualche modo degli eroi. Se fosse stata voluta non da loro radicate convinzioni ma da una sorta di beffarda provocazione, l'idea di boicottare la giornata contro la pena di morte sarebbe stata geniale.
Pensiamoci bene ragazzi: la pena di morte fa schifo, d'accordo. Ma costruire un Federazione di Stati il cui potere centrale sia così forte da avere l'ultima parola sul diritto penale dei singoli membri è aberrante. Potere che non ha nemmeno Washington sul Texas, per dirne una.

Si distingue per faziosità la Repubblica, quotidiano che leggo solo perché è l'unico disponibile in italiano in biblioteca universitaria. L'articolo di ieri parlava oltre che della solita apertura a Bruxelles anche di una doppia doccia fredda per Washington. Tusk ha detto che la missione in Iraq è compiuta e che non occorre più trattenere 900 uomini in mesopotamia (la stessa cosa che ha detto Bush). Per Repubblica si tratta di un ritiro "alla Zapatero". Dice che per lo scudo missilistico non ha fretta né lui né gli americani. Per Repubblica è "una presa di distanza clamorosa dalla politica estera di Bush, un riavvicinamento a Putin". Per favore.
Chiudo: a quando la flat tax in Italia? C'è chi dice che la Polonia fa bene ad adottarla perché è stato un ex paese socialista (quanti anni fa?). Apriamo gli occhi: l'Italia è un paese socialista ADESSO.

martedì 2 ottobre 2007

L'occidentale e il libertarismo - Cofrancesco

Premessa: queste righe parlano di tre articoli apparsi sull'occidentale mesi fa. Scrivo ora perché recentemente sullo stesso schermo è apparsa una critica molto stimolante, che desidererei analizzare in seguito. Mentre scrivevo mi sono accorto che rischiavo di fare un post in cui si parlava di niente e di tutto, per cui le ho scorporate. Per non buttare via il lavoro le pubblico comunque, a guisa di introduzione.

L'attacco, ormai divenuto una costante, condotto dalla rivista online "L'occidentale" di orientamento liberale e (neo)conservatore al "libertarismo" è significativo per molte ragioni, che tenterò di ripercorre. La prima è una presa d'atto. Il termine libertarismo continua in Italia a generare una sorta di paranoia dovuto al fatto che con esso non s'intende quella particolare filosofia politica sviluppata principalmente in America nel corso dell'ultimo secolo, ma una sorta di attitudine esortativa alla tolleranza senza compremessi e al fare quello che si pare, mutuata nell'ordine dall'anarchismo francese, dal sessantotto, infine dalla rivisitazione pannelliana del libertarismo Usa. Di questo pregiudizio è affetto il primo intervento di Dino Cofrancesco, professore di filosofia all'università di Genova, sicuro esperto del pensiero liberale ma che nulla sa dell'oggetto del suo stesso articolo. Di certo avrebbe meritato uno sano sberleffo, invece ha ricevuto come contappeso un contributo di Carlo Lottieri che è servito, per l'ennesima volta, a chiarire misunderstanding lessicali.
Cofrancesco, invece di fare un pochino di ammenda, replica questa volta attaccando direttamente Carlo Lottieri. Rispetto alla prima reprimenda, almeno questa volta l'autore ha la creanza di informarsi il minimo indispensabile. L'articolo riguarda principalmente la critica libertaria al principio democratico. L'argomento è semplice: per i libertari la democrazia non può mai giustificare una violazione dei diritti naturali dell'individuo. Cofrancesco ignora questo punto di partenza, che a ben vedere è garantista, non reazionario e si focalizza esclusivamente (dopo la solita battutina sugli spinelli radicali) su una citazione di Lottieri che parla delle conseguenze nefaste dei moderni welfare-state. A parte le continue citazioni di classici dello stampo di Max Weber (che sanno tanto di argomenti ex auctoritate, peraltro fuori contesto) l'articolo non è altro che un pretesto che continuare la polemica cambiando totalmente topic (dalla democrazia libertaria spinta, ai libertari antidemocratici) ma mantenendo intatto il bersaglio (un'idea confusa e superficiale del libertarismo).

Per quanto riguarda la critica alla democrazia va ricordato che, al di là del manto di sacralità che questa parola gode oggigiorno, essa non è che un blando metodo per prendere decisioni, che si basa, nella fattispecie, sulla regola della maggioranza. In quanto tale non può essere né buono né cattivo in sé. Immaginiamo che dei condomini debbano decidere di che colore riverniciare lo stabile in cui abitano: la democrazia è un buon metodo. qualcuno rimarrà scontento, ovvio ma si faranno contente più persone possibile. Per fare un altro esempio di metodoo valido: quando la scelta è difficile è meglio accordarsi su un individuo, ritenuto esperto, a cui affidarsi (arbitrato). La teoria libertaria non attacca la democrazia rimpiangendo l'assolutismo, come si crede nell'articolo, ma la ridimensiona a quello che veramente è: un sistema tra gli altri, con pregi e con difetti.

martedì 25 settembre 2007

Falsi profeti

Papa Ratzinger è un professore di teologia, non di economia. E già questo basterebbe a commentare l'uscita domenicale del pontefice. In secondo luogo, dogma dell'infallibilità a parte (non ci credo nemmeno per le faccende ex cathedra, figuriamoci per il resto), anche il Papa come molti altri è vittima di un idolon tribus duro ahimé ad abbattere: che il sistema economico mondiale sia un gioco a somma zero dove per tanto che uno ci guadagna, c'è sempre uno che perde in egual misura. Chi, come me, si ostina ad essere pessimo cristiano e persevera nella trista abitudine di andare a messa sa quante cazzate si sparino dal pulpito. Mi ricordo di un prete, in particolare, che consideravo particolarmente sveglio: l'ho sentito una volta tuonare: "Pessimo sistema il comunismo! Mille, e mille volte peggio il consumismo!". Si tratta di esternazioni così deboli che non vale nemmeno il caso di analizzare, per amore di preterizione mi limito a dire che il consumismo è un comportamento sociale (peraltro spontaneo e mosso in gran parte da motivazioni psicologiche) e non un sistema politico. A certe cose bisogna farci la scorza e utilizzare il precetto evangelico (magari questa suona un po' blasfema) di perdonarli perché -letteralmente- non sanno quel che dicono. E i papi che in fondo altro non sono che dei preti, eletti da preti, per i preti, non fanno molta eccezione.
Io mi consolo guardando il lato positivo, come faceva Rothbard, che analizzando le encicliche papali* della serie Rerum Novarum trovava parole di elogio (da economista assolutamente areligioso, nel senso che non gliene sbatteva niente) per l'enciclica dell'amato Predecessore, la Centesimo Anno.
Alla fine, Papa e vescovi, sono abbastanza prevedibili, siamo vaccinati. Molto più pericolosi, perché inediti sono i grandi imprenditori di Stato, gente tipo Marchionne, che in due righe di virgolettato riesce a fare più errori di terminologia che l'imitazione guzzantiana di Valeria Marini. E c'azzecca Fassino, a cui serve qualcosa la laurea in scienze politiche (presa nel 1997 mentre era al governo) che lo imbarca prontamente col nomignolo che gli spetta: socialdemocratico.

*In realtà nel link (testo del 1960) non si parla della centesimo anno, perché è stata scritta in seguito. Ad ogni modo è così, da qulache parte c'è l'articolo aggiornati.