mercoledì 26 marzo 2008

Io sono qui (di fuori)


Certe robe dovrebbero chiarirti le idee... io ho risposto in tutta sincerità e francamente non mi aspettavo un risultato così... da bastian contrario. Nel 2006 ricordo di aver fatto lo stesso test, rispondendo nemmeno in maniera così diversa, e sono risultato molto pù polarizzato. Non sono cambiato solo io, ma anche l'offerta dei partiti (in peggio) e soprattutto le issue della campagna elettorale. Per dirne una, manco una domanda su federalismo e autonomie locali. Qualcosa vorrà dire.

Qualcuno è andato fuori sul serio.

martedì 18 marzo 2008

Niente scuse per gli stati canaglia

Oggi mi sono imbattuto, anzi mi hanno fatto imbattere in questi due video. Il primo è filo cinese, il secondo filo tibetano. Contenuti a parte, quello che sconcerta è il rating medio dei voti: il filo cinese ha un numero di preferenze altissime, quello pro Tibet una media incredibilmente bassa. Il tutto con you tube oscurato -si dice- in Cina.
Il primo video, pieno di parole con l'asterisco, tanta è la sicumera del realizzatore, riporta una serie di "fatti": primo fra tutti che la Cina è un paese multiculturale, e che quella tibetana è solo una delle tante (56) etnie. Poi la mena sulla Storia, quella con la S, sul fatto che il Tibet è da sempre cinese e via. Ecco questo è il genere di stronzate che una mente illuminata dovrebbe guardare impassibile scorrere giù nelle fogne. Non mi interessa sapere come, dove e perché i tibetani vogliono l'indipendenza (o l'autonomia), mi basta sapere che ci sono, si prendono le botte e muoiono. Gente della mia generazione. Conta gran poco, semmai come aggravante, che i cinesi in Tibet, fossero essi soldati dell'imperatore o guardie del popolo, abbiano fatto le loro da secoli, lo stesso ragionamento, come nota un commentatore, si adatterebbe alla Mongolia, che Pechino adesso come adesso non si sogna di reclamare. Oppure a Taiwan, dato che quando salta fuori la questione c'è sempre qualche volpe (solitamente ministro o, peggio ancora, un esperto) che dice che è inevitabile il ricongiungimento tra l'isola e la Repubblica Popolare. La gente non lo vuole? Ma vi pare che sia un problema in un paese in cui lo schiav... -pardon- il cittadino è alla completa mercé del grande Stato che tutto abbraccia? Lo schifo di cui gronda la Cina sta tutto nel sistematico disprezzo per l'individuo, che non possiede diritti, se è fortunato lo è per gentile concessione del governo, che può togliergli tutto quando gli salta il grillo. Uno che crede di aver capito tutto dalla vita, Giulio Andreotti, si è lasciato sfuggire poco tempo fa "con un miliardo di popolazione è naturale che usino le maniere forti, per tenerli a bada". Ecco, questo è la Cina, questo è il problema, il Tibet è solo un sintomo, e grattare quando la piaga torna a bruciare più di tanto non serve.
Per quanto riguardo il dibattito sulle olimpiadi, beh, non sono un capo di stato ma farò tutto il possibile per boicottarle, nel senso che ignorerò l'esibizione della volontà di potenza di questa banda di criminali. Sono in disaccordo con chi crede che la fiaccola olimpica porterà il capitale, e quindi libertà, in quel di Pechino. Devono aver confuso la Cina con Cuba: i musi gialli sono riusciti ad imbrigliare persino l'economia libera, e ne hanno fatto un ingranaggio del loro strumento di dominio. Il paradosso è che in estremo oriente i diritti di proprietà (per chi ce l'ha) sono più rispettati che in Europa, i padroni costruiscono interi villaggi (uno di questo l'ha progettato un architetto vicentino, anche lui uno di quelli che "daremo al complesso un volto umano") dove vengono depor... -pardon- si trasferiscono in massa migliaia di operai e lì ci restano.
Da questa grande sceneggiata ci guadagneranno solo i soliti noti, gli altri lavoreranno e poi creperanno, come è detto loro di fare.

sabato 15 marzo 2008

Censura coi buoni sentimenti

Da Samizdata (una lettura quotidiana obbligatoria) apprendo questa notizia interessante. Accade che un certo burocrate finlandese, Mikko Puumalainen, se ho capito bene già sottosegretario al ministero del lavoro nonché "garante delle minoranze" vuole combattere il razzismo su internet usando gli stessi metodi adoperati contro la pedopornografia. Si tratta inserire un firewall capace di bloccare i siti "razzisti". Ora, a parte l'infelice equiparazione di un reato d'opinione (perché si tratta di roba scritta, fondamentalmente) e una grave forma di sfruttamento e abuso di minori, la differenza è questa: un sito pedopornografico è facile da individuare, ma quello razzista? Puumalainen preme per una "broad application" ed estende il concetto di razzismo alle semplici espressione di idee politiche. In un caso, particolarmente grave, si è voluto perseguire* un blogger colpevole di aver scritto che la minoranza somala (molto presente in Finlandia e importata praticamente di peso, perché il governo di allora voleva dimostrare di essere solidale coi rifugiati) commette furti per un tasso procapite 100 volte superiore a quello dei finlandesi.
Dato che una notizia del genere potrebbe diffondere un sentimento anti immigrati, Puumalainen ha pensato bene di considerarla razzista, e quindi di lucchettare il blog.
La parte farsesca della storia è che quel dato era attinto da una fonte autorevole: lo stesso ministero della giustizia finlandese.
Un'altra dimostrazione che il prevedere reati d'opinione può rivelarsi un'ottima scusa per controllare il dissenso politico.

*In realtà non si capisce né da Samizdata né dal blogger in questione (che non scrive più da luglio, ma non è oscurato) quali siano gli eventuali capi d'imputazione, e in generale quanto sia seria la questione.

mercoledì 12 marzo 2008

KMAH 4/ In buona compagnia

Ok: lui, lui e lui appartengono alla schiera dei fanatici senza speranza, come me. E anche Jinzo, che pur propone un altro metodo, condivide l'analisi. Ma quando escono dall'armadio pure il distinto direttore ed il supertifoso, vuol dire che la corda è stata tirata, pure troppo.

Ed in questo sondaggio la sfida è sulla lama del rasoio.

Aggiornamento: anche Filippo Facci getta la spugna.

Non posso non citare, infine, gli ultimi sviluppi di Liberty First

martedì 11 marzo 2008

KMAH 3/ Il Porcellum

La legge elettorale vigente è da sola un ottimo argomento per boicottare queste elezioni. Personalmente non stravedo per la democrazia rappresentativa, ma mi piegherei volentieri al gioco, almeno per solidarietà, se solo sapessi chi cavolo poi sarà il mio rappresentante. Tanto per sapere con chi, nell'eventualità, lagnarmi, a chi spedire, nell'ordine, improperi, mail e bossoli di proiettile.
E invece no, il rito feticista del voto, grazie alla formula Calderoli, si è disvelato compiutamente: al cittadino sovrano non rimane che una croce simbolica su un altrettanto simbolico contrassegno. Con questo gesto si accetta la nomenclatura di partito, tutta in blocco. Accade così che la parte più animata della campagna elettorale consista nell'arrangiare a tavolino una serie di nomi ed accontentare tutti, in base a quanto contano. Solo mezzo secolo fa, Ernst Junger metteva in guardia da quella che definiva la "semplificazione della domanda": nella più avanzata versione del Leviatano il voto è ridotto ad un questionario con un solo quesito: sì e no.
Nel 2006, il popolo italiano era chiamato a scegliere le due coalizioni: quella buona e quella cattiva (a seconda dei punti di vista). Ora la scelta si è ampliata ma il peccato originale non viene mondato. Noi veneti e polentoni, ad esempio, abbiamo sempre avuto il problema della sottorappresentazione. Nel corso della prima repubblica la nostra regione era un ricettacolo di allogeni mossi e messi in seguito a losche trame clientelari. Poi c'è stato il breve periodo del maggioritario e continuavamo a venire gabbati nel cosidetto recupero proporzionale.
Il destino cieco ed infame ha voluto che fosse proprio uno del partito del Nord a riesumare il proporzionale, nella sua variante più deleteria ed antidemocratica e capita che in Veneto vengano eletti varesotti e livornesi e, in Emilia, messinesi veraci.
Qualsiasi sarà il prossimo governo di sicuro non potremo aspettarci grandi cambiamenti: difficilmente verrà introdotto un sistema uninominale (magari con comitati e primarie locali, un sogno). Al limite verranno reintrodotte le preferenze, che a nulla servono se non generare corruzione e si discuterà moltissimo sulle soglie percentuali. Che saranno fatte a misura delle forze presenti in parlamento. C'è chi è dentro e chi è fuori dai giochi, come in tutte le cose.

Un video di Facco che capita a fagiuolo.

domenica 9 marzo 2008

I'll keep my ass at home /2 La Destra

La Destra di Storace e della Santanché è il partito con il programma più liberale e liberista tra i big di queste elezioni. Scrive Invisigoth, sintetizzando perfettamente quello che è anche il mio pensiero: "non si tratta di una provocazione, ma della misura di una tragedia".
L'inquietudine aumenta consistentemente se si considera che, a differenza dei due partiti di plastica, La Destra - Fiamma Tricolore non rinuncia ad un'impostanzione ideologica piuttosto marcata, sfornando tali proposte a partire da una weltaschauung sostanzialmente neofascista.
I valori e principi che ci animano e che ci uniscono in questa battaglia comune si qualificano nel: concepire la Libertà innanzitutto come concreto esercizio di Diritti – della persona, delle comunità, dei popoli – in coesistenza delle dimensioni del Sacro e del Bello; le scelte individuali con le politiche per la famiglia come cellula fondamentale del più vasto corpo sociale; la politica per il popolo, con il popolo e non per il potere, identificando i linguaggi e gli strumenti più adatti a ri-costruire un dialogo politico scomparso da decenni;
Eppure se prendiamo i due punti che un liberale classico, accantonando il perfettismo ideologico, dovrebbe porre come prioritari ecco che La Destra regala due sorprese.
La prima è l'introduzione della flat tax al 20%, percentuale a cui arrivare "gradualmente", la seconda è l'introduzione di un federalismo fiscale temperato da una "tassa di solidarietà" di chiara impostazione redistribuitiva e buonista, ma almeno più trasparente rispetto al sistema attuale. Da segnalare, infine, la lodevole opposizione al canone Rai.
Ora dico, che costava al PdL + Lega fare proprie queste due proposte? In fondo sono i due punti alfa della rete di decidere.net, tuttavia sembra che Capezzone non abbia avuto nel partito lo stesso potere di contagio di Pagliarini.
Certamente, a parte queste due eccezioni, il programma è infarcito di iniziative stataliste. Le influenze della Fiamma si vedono principalmente nel mutuo sociale e nel "diritto (positivo) alla casa", tradizionali feticci dell'estrema destra. Per quanto riguarda le risorse, i destri individuano il nemico di classe nella figura del "grasso banchiere", secondo le tesi signoraggistiche care ad esempio al Pecora.
Tassazione straordinaria di banche, assicurazioni, stock options di manager e utilizzazione dei proventi del cosiddetto “signoraggio bancario” finalizzati a: - finanziare il “mutuo sociale” per l’acquisto dell’abitazione; - contribuire al pagamento degli interessi dei mutui ventennali a tasso agevolato della prima casa popolare (costruita da enti pubblici) delle giovani coppie;
Particolarmente pericoloso il punto che prevede la derankizzazione del potere degli enti locali (ridotti a meri organi consultivi) per la costruzione di opere di interesse statale. Il culto dello stato, inoltre, impregna un po' tutte le pagine del programma, come era facile intuire.
Per il resto: un programma un po' ambiguo che si può permettere chi sa che non andrà al governo e che si esprime principalmente nel voler tagliare le tasse maanche mantenere la spesa pubblica.
Questa e quella di Ferrara mi sembrano (ed è il paradosso) le liste più votabili in un'ottica menopeggista. Ma solo il pensiero di appoggiare la retorica italiota degli exmissini mi dà i conati, non so voi.

giovedì 6 marzo 2008

Ron Paul, che cosa resterà...

McCain è il candidato ufficiale del Partito Repubblicano, mentre Ron Paul ha vinto la sua piccola, importante, primaria: quella che gli permetterà di correre ancora per il congresso.
E' la fine di un'avventura condotta nel cuore degli ideali dei padri fondatori: la libertà, la pace e la prosperità.
La candidatura di Ron è stata una boccata d'aria pura in un mondo dove scegliere il meno peggio è ormai l'eccezione, si deve optare per quello che fa meno orrore. Personalmente credo, da tifoso europeo, di aver recepito alcuni insegnamenti: i liberali e conservatori europei guardano agli USA come un modello da imitare, persino nella sua versione attuale, svilita e compromessa. Guardano al Gop come il partito che dovrebbe essere imitato dalle destre europee, senza rendersi conto che ormai ha svenduto gli ideali di governo minimo e di libertà individuale che l'hanno caratterizzato durante il periodo dell'Old Right e della rinascita reaganiana.
Sbagliamo: non si può fare i guerrafondai con le tasse degli altri. A differenza dell'Europa (che per quanto riguarda la difesa fa molto affidamento sulle armi americane) le spese militari sono da anni al primo posto del bilancio federale. Non si può essere autentici liberali senza denunciare che questi soldi, usati per "esportare la democrazia" potrebbero essere spesi in altri modi, o addirittura non spesi.
L'autentico liberale è contrario ad ogni machiavellismo politico. L'uso reiterato della menzogna (teorizzato da Strauss, il patron dei neocon) non è accettabile. Allo stesso modo non bisogna dimenticare che in ogni operazione militare sono in gioco le vite di molte persone, e che mai bisogna sottomettere questo bene ad un fine politico, per quanto nobile.
Detto questo, si può discutere nello specifico sulla necessità di ogni intervento militare senza farsi deviare da perfettismo ideologico, e per quanto riguarda l'Iraq il motivo (le WMD) si è rivelato infondato.
L'altra issue che la campagna di Ron Paul ha riportato nel dibattito è una battaglia storica che unisce i libertari e gli hard core conservative.: l'abolizione della Fed ed il ripristino dello standard aurifero. Il Dr. Paul ha saputo spendersi come pochi altri per quella che considera un'urgenza morale prima ancora che economica: permettere ai cittadini di essere padroni dei loro soldi, garantendo loro la libertà da una forma insidiosa di tassazione occulta.
Infine, per quanto limitato sia stato il successo dei grassrooters, Ron Paul ha dimostrato che è possibile un'azione liberale/libertaria/individualista di massa.
La missione può dirsi conclusa, questa campagna ha sparso semi di libertà, semi che daranno sicuramente frutto. Se per parafrasare una giornalista d'oltreoceano da un Barry Goldwater è spuntato un Ronald Reagan, figuratevi che può venire fuori da un Ron Paul...

I'll keep my ass at home /1 La lista di Ferrara

Ci sono moltissime ragioni, questo giro, per starsene a casa mentre si svolge il rito purificatorio della democrazia. Comincerò dalle cose veramente semplici, la lista di Ferrara, che a qualche liberale/libertario prolife non dispiacerebbe votare.
Personalmente mi limito ad un'osservazione nichilo-relativista, onde evitare il problema: qualcuno considera abortire omicidio o quasi, qualcun altro no. Una soluzione liberale potrebbe essere la seguente: togliamo questo tipo di "intervento" dal mutuo in modo che gli antiabortisti non si trovano a finanziare quello che considerano un brutale diritto e lasciamo che se la sbrighino medico e paziente. Se qualcuno vuole garantire a tutti "il diritto di abortire" si fonda la sua bella associazione da finanziare con il 5 per mille, oppure ci pensano i Radicali Italiani, a cui i soldi non mancano.
Giulianone non è di questo avviso: non potendo proibire l'aborto vuole disincentivarlo e per disincentivarlo vuole una pacca di soldi pubblici.
Ecco il suo programma:
  1. Promuovere legislativamente il dovere di seppellire tutti i bambini abortiti nel territorio nazionale, in qualunque fase della gestazione e per qualunque motivo. Le spese sono a carico del pubblico erario.
  2. Vietare per decreto legge l’introduzione in Italia della pillola abortiva Ru486 e simili veleni capaci di reintrodurre la convenzione dell’aborto solitario e clandestino contro lo spirito e la lettera della legge 194 di tutela sociale della maternità.
  3. Stabilire per via di legge che accoglienza, rianimazione e cura dei neonati sono un compito deontologico dei medici a prescindere da qualunque autorizzazione di terzi.
  4. Emendare l’articolo 3 della Costituzione, comma 1. Dove è scritto “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge” aggiungere una virgola e la frase “dal concepimento fino alla morte naturale”.
  5. Impegnare il governo della Repubblica a costruire un’alleanza capace di emendare la Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite all’articolo 3. Dove è scritto “ogni individuo ha diritto alla vita” aggiungere una virgola e la frase “dal concepimento fino alla morte naturale”.
  6. Difendere la legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita, escludendo per via di legge e linee guida interpretative ogni possibilità, adombrata in recenti sentenze giudiziarie, di introdurre la pratica eugenetica della selezione per annientamento dell’embrione umano al posto della cura e della relativa diagnostica terapeutica. Introdurre nei primi cento giorni una moratoria per la ricerca sulle cellule staminali embrionali, sulla falsariga di quella europea abbandonata dal governo Prodi, e rafforzare la ricerca sulle staminali adulte o etiche.
  7. Fondare in ogni regione italiana una Agenzia per le adozioni il cui compito specifico sia quello di favorire l’adozione, con procedura riservata e urgente, di quei bambini che possono essere sottratti a una decisione abortiva di qualunque tipo.
  8. Adottare le modalità del “Progetto Gemma” sul sostegno materiale alle gestanti in difficoltà e alle giovani madri di ogni nazionalità e status giuridico per la prima accoglienza e educazione dei bambini, con l’erogazione di consistenti somme per i primi trentasei mesi di vita dei figli.
  9. Applicare la parte preventiva e di tutela della maternità della legge 194. Potenziare in termini di risorse disponibili e di formazione del personale pubblico, valorizzando il volontariato pro vita, la rete insufficiente dei consultori e dei Centri di aiuto alla vita in ogni regione e provincia italiana.
  10. Triplicare i fondi per la ricerca sulle disabilità e istituire una Agenzia di tutela e integrazione del disabile in ogni regione italiana.
  11. Sostenere con sovvenzioni pubbliche adeguate l’attività dell’associazione di promozione sociale denominata Movimento per la vita.
  12. Le risorse per il programma elettorale sono da fissare nella misura di mezzo punto calcolato sul prodotto interno lordo e verranno rese disponibili attraverso lo stanziamento di 7 miliardi di euro attualmente giacenti presso i conti correnti dormienti in via di smobilitazione e altri cespiti di entrata.
Per comodità del lettore ho evidenziato tutti i punti che attingono alle casse dello stato, o nuove leggi di stampo proibizionista. Mi permetterei di sottolineare la contradditorietà (forse codarda) di chi sulla carta mantiene l'aborto ma proibisce la pillola del giorno dopo perché le donne potrebbero fare tutto da sole. Direi che, comunque la si pensi al riguardo, questo è già una lista da evitare.

lunedì 3 marzo 2008

L'improvviso amore del PD per i capannoni veneti

La politica non crea strani compagni di letto, il matrimonio lo fa.
Groucho Marx

La candidatura del "capo" degli industriali vicentini nelle file del partito democratico mi ha condotto a qualche riflessione che elenco qui sotto:
1) La cosa più divertente, la scrivo per i vicentini, sarà assistere al doppio carpiato del il Giornale di Vicenza, che tra i suoi grandi investitori annovera Massimo Calearo. Esattamente un anno fa, il quotidiano berico, cominciava a stupire tutti con i toni quasi feltriani, le caricature antiprodiane di Toni Vedù in prima pagina, un chiaro espediente di vendita (che non stigmatizzo) in una provincia tendenzialmente conservatrice. Terrò d'occhi la testata, d'ora in poi.
2) La reazione, quasi corale, è stata: "ma allora non è di destra!". Non lo so, ma sicuramente Calearo non è di sinistra, come egli stesso dichiara:
«Ho accettato perché se nel Pd trovano spazio anime, culture e interessi, anche non di sinistra, come quelli di cui sono portatore [... gli obiettivi] un federalismo pienamente realizzato, un sistema fiscale che favorisca anziché frenare lo sviluppo, una maggiore qualità della vita e dell’ambiente, un forte sostegno alla ricerca, all’eccellenza, alla formazione».
Vabbè, queste cose adesso le dicono tutte e non le applica nessuno, ma in sostanza è il programma di una destra liberale.
3) La realtà è che Calearo è uno che negli ultimi anni ha saputo rivestire un ruolo pubblico, intervendo da grande saggio, ed ha anche saputo crearsi un seguito, badando bene di rimanere terzista sino all'occorrenza. Se ha accettato l'offerta del Pd è perché lo ritiene, a torto od a ragione, più aperto del Pdl che, nelle sue roccaforti (come la controparte nelle regioni rosse, del resto) è troppo impegnato a piazzare la risaputa nomenklatura.
4) Calearo però si sbaglia: né il Pd né il Pdl hanno la ricetta per abbassare le tasse (cioè dimezzarle, non togliere un punto percentuale) e per introdurre il federalismo (quello serio, cioé fiscale). Contrariamente al Pdl, però, il Pd ha una tara ideologica irremovibile: è un partito socialdemocratico e persegue l'uguaglianza economica. Raggiungibile, nello stato moderno, principalmente attraverso la tassazione dei "vantaggiati" cioé dei proprietari dei mezzi di produzione, cioé degli imprenditori.
5) Gli imprenditori veneti hanno bisogno di una sola cosa: meno stato. Calearo in parlamento non serve a nulla, finché si indica nel programma il controllo dei prezzi e la risoluzione del problema meridione (favola che tira da 70 anni a questa parte) come priorità
6) Veltroni, con sta trovata delle candidature ad effetto, sta dimostrando di essere il comunista più furbo dai tempi di Berlinguer. E' tutta scena, certo, ma pagherà.
7) Sarebbe stato bello vedere Calearo, in un sistema maggioritario, battersi con una sua controparte destrorsa. E forse, in quella circostanza, non avrebbe corso col PD. Son tutti bravi ad essere i primi della lista.

mercoledì 27 febbraio 2008

aaah, la Svervegia!!!

Negli ultimi tempi ho irriso brutalmente lo stato finlandese con modi che di certo non si addicono ad un ospite. Siccome tendo al rimorso (ho già evitato un altro post della serie), voglio scrivere qualche riga in un certo modo riparatoria.
Nella mentalità comune paesi come Svezia e Finlandia (in minor misura Norvegia e Danimarca) vengono percepiti come socialdemocrazie altamente efficienti. Ora, tenendo come punto fermo che un sistema socialista tenderà per definizione all'inefficienza, e che lo stesso paese in un regime liberista se la passerebbe meglio, bisogna riconoscere che questa fama non è del tutto immeritata.
I servizi pubblici in questi paesi funzionano bene rispetto alla media, le tasse sono alte come è varia l'offerta di beni forniti dallo stato. L'assistenza non viene negata a nessuno che si trova in difficoltà e le categorie che non producono reddito godono di molti vantaggi (gli studenti hanno ad esempio la casa quasi gratis, anche se i loro genitori vivono nella stessa città dove essi studiano).
Perché questo accade in Svezia ed in Finlandia mentre fallisce nei paesi che tentano di imitarle? Perché il socialismo richiede due caratteristiche: alto livello di inquadramento sociale (nel senso che si rispetta le regole) e basso grado di diseguaglianza sociale. In particolare per il primo caso si richiede un raggio di azione statale limitato a comunità relativamente piccole (la Svezia ha pochi abitanti in meno della Lombardia, La Finlandia pochi di più del Veneto). Si tratta di un paradosso: la socialdemocrazia non solo fallisce nel perseguire i suoi due principali obbiettivi: istillare nei cittadini le virtù civiche ed abbattere le differenze economiche, ma li richiede come prerequisiti.



Questa tabella mette a confronto la graduatoria economica OCSE di Svezia ed Irlanda, il paese che negli ultimi anni ha adottato politiche più liberali in economia. La lezione da trarre, a mio modesto avviso, è che nemmeno in paesi come quelli Scandinavi un alto grado di interventismo statale è alla lunga tollerabile. Tuttavia c'è un altro appunto da fare: proprio negli anni '90 la Svezia ha visto un alto afflusso di immigrati, provenienti dalle zone più povere del mondo. Questo potrebbe aver acuito il conflitto di classe tra i tax payers e i tax consumer, prima celato. Insomma, un'iniezione di free riders in grado da mettere in crisi la qualità dei servizi sociali. Questo spiegherebbe anche perché la Finlandia (stato storicamente più centrista e relativamente più liberale) non sembra aver perduto colpi negli ultimi anni: nonostante la politica della frontiera aperta a tutti i costi e l'estrema tolleranza, la percentuale di immigrati è ancora molto bassa.
Torniamo a noi, che viviamo in uno stato altamente diseguale (geograficamente ma non solo) con una popolazione di dieci volte superiore a quella finlandese, e con la fama meritata di essere pieni di furbi e furbetti con poco senso delle regole (a volte non è necessariamente un male). E' ovvio che con queste premesse coloro i quali indicano come modello da raggiungere "una moderna socialdemocrazia europea", come ad esempio Valter Veltroni, vanno denunciati ed boicottati.
Anche perché non è che siamo poi così distanti dal modello svedese, alla luce degli svantaggi. La pressione fiscale diretta in Svezia è all'incirca al 50%, in Finlandia il 45%, l'Italia è al 44%. Dovremmo ormai esserci, che dite?
Se si considera la classifica delle libertà economiche, che oltre il parametro della pressione fiscale valuta la libertà d'impresa e l'ostilità burocratica, allora proprio non c'è gioco: la Finlandia è 16°, la Svezia 17° (considerando le recenti riforme) e l'Italia... 64°. Si consideri che i primi cinque posti sono occupati da Honk Kong, Singapore, Irlanda, Australia ed Usa nell'ordine, così tanto per tastare il metro.
Morale della favola: i socialisti indicano come modello storiche roccaforti e poi ci si accorge che siamo più socialisti di loro!

Lettura consigliata: Stephen Karlsson su mises.org.

martedì 26 febbraio 2008

La pulce nell'orecchio

Molto pochi ascolti nuovi, ultimamente, ma molte piacevoli riscoperte. Tra queste primeggia i Candidate, che l'anno scorso hanno edito un album davvero originale, piacevole e anche immediato. Una sorta di pop-folk a cappella, cosa che amo particolarmente anche se la battuta è scontata. I suoni sono molto agresti e si respire, nonostante la britinnicità, un'arietta dixieland.
Il loro myspace.




La scoperta del mese è un altro album facilino, rispetto agli standard. Siamo nell'ambito di un pop che se la tira da indie, o di un'indie che scivola verso il pop, ma il risultato è notevole. Il gruppo si chiama The Dø, la o sbarrata fa letteralmente diventare matti a cercarli con google. Si tratta di una coppia, lui è francese (...), lei finlandese. Tanto per confondere le idee segnalo questo pezzo, che è l'unico veramente diverso nell'album. Unissasi laulet è il titolo ed anche l'unica canzone con un testo in finlandese. Una lingua bellissima e meravigliosa da cantare, peccato che la maggior parte dei Suomi vadano matti per l'inglese, sarà che si abbina bene al metal.

Poi questo mese sono usciti tre lavori italiani che vale la pena ascoltare (di solito da esterofilo, o meglio, da italofobo, li tendo ad evitare. I primi sono i Baustelle, il cui Amen è davvero curato. La prova canora è buona, l'arraggiamento è meglio, i testi... Beh, le liriche non sono male se non fossero davvero pregne di un anticapitalismo di maniera, a dir poco odioso. Però pezzi come Colombo, Il liberismo ha i giorni contati (sic!) e Antropophagus (che ricorda un certo de André) prendono davvero.



Ancora più comunisti sono gli Offlaga Disco Pax, band underground che qualche anno fa scaldarono la scena con il loro Socialismo Tascabile. Più estremi, ma meno odiosi, almeno giocano alla scoperto, il loro bolscevismo è talmente antistorico ed improbabile da tingersi di sfumature pop, come i murales di propaganda maoista. Bachelite non mi dispiace davvero e supera in tutto e per tutti il precedente lavoro. Collina continua a non cantare (recita, per chi non lo sapesse) ma l'abbinamento tra testi e basi è più riuscito che mai ed è spesso solcato da colpi di teatro. Si segnala un implemento dell'ironia (dove ho messo la golf?), di disillusione (Cioccolato I.A.C.P, dove peraltro viene svelato il mistero del toblerone) e la solita dose di rimpianto (tutto il resto, specie Lungimiranza). Per dire quanto siano belli i sottofondi, finalmente suonati con strumenti veri, dirò che ricordano gli Explosion in the Sky.


Il terzo è del mio amore adolescienziale, Elio e le storie tese. E proprio per questo mi spiace commentare il disco con cui hanno toccato il fondo: un'ora e venti di citazione già sentite, cabaret che non mi fanno ridere, finzioni da operetta scontate. L'unica che vale la pena citare è Parco Sempione, per il bel video e il messaggio.

venerdì 22 febbraio 2008

Kulta e Sampo

Che significa quest'immagine, oltre al fatto che non fare foto? Semplicemente che anche in terra di Finlandia, solitamente ostile ai temi libertari, c'è qualcuno che prende sul serio il caso del gold standard, noto feticcio misesiano. Questo magazine, sostanzialmente un veicolo pubblicitario per un'agenzia che vende oro, titola a tutta pagina: "per i prossimi cinque anni meglio investire in oro" e sotto "L'economia è per natura ciclica. Che significa?" in cui viene citato, però, solo Kondratiev (mi piacerebbe sapere cosa qualche austriaco pensa di questo signore).
A lato c'è un spalla che ho decifrato senza l'ausilio del vocabolario (piccola soddisfazione) "Iperinflazione mondiale: cosa ci insegna la storia dall'inflazione dell'impero romano (218 a.C.) a quella dello Zimbabwe (2007)?". Già, che ci insegna?



Questa immagine, invece, fa parte della serie di illustrazioni di Akseli Gallen-Kallela per il Kalevala, l'epica nazionale finlandese. Väinämöinen, il bardo-sciamano difende il Sampo, l'artefatto forgiato fabbro Ilmarinen, dall'attacco dell'arpia. Il Sampo non si vede (o forse è quel trabiccolo in fondo a destra) ed è parte del gioco, perché nessuno ha mai capito cosa fosse: forse una bussola, forse un'arma, di certo qualcosa in grado di portare un'immensa fortuna (economica). Nel Kalevala, compilato dallo studioso, fisico e poeta Elias Lönnrot dopo aver raccolto frammenti orali in Carelia, viene descritto, senza entrare nei particolari, come un "mulino dal coperto variopinto", un affare che "macinando" l'aria produceva farina, sale e oro in abbondanza. Ora Sampo è il nome di una banca finlandese. Il dubbio viene da sé: qualcuno l'ha infine trovato davvero?

Pubblicità Progresso: Colgo l'occasione per segnalare il nuovo, promettente blog di una vecchia conoscenza.