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giovedì 6 marzo 2008

Ron Paul, che cosa resterà...

McCain è il candidato ufficiale del Partito Repubblicano, mentre Ron Paul ha vinto la sua piccola, importante, primaria: quella che gli permetterà di correre ancora per il congresso.
E' la fine di un'avventura condotta nel cuore degli ideali dei padri fondatori: la libertà, la pace e la prosperità.
La candidatura di Ron è stata una boccata d'aria pura in un mondo dove scegliere il meno peggio è ormai l'eccezione, si deve optare per quello che fa meno orrore. Personalmente credo, da tifoso europeo, di aver recepito alcuni insegnamenti: i liberali e conservatori europei guardano agli USA come un modello da imitare, persino nella sua versione attuale, svilita e compromessa. Guardano al Gop come il partito che dovrebbe essere imitato dalle destre europee, senza rendersi conto che ormai ha svenduto gli ideali di governo minimo e di libertà individuale che l'hanno caratterizzato durante il periodo dell'Old Right e della rinascita reaganiana.
Sbagliamo: non si può fare i guerrafondai con le tasse degli altri. A differenza dell'Europa (che per quanto riguarda la difesa fa molto affidamento sulle armi americane) le spese militari sono da anni al primo posto del bilancio federale. Non si può essere autentici liberali senza denunciare che questi soldi, usati per "esportare la democrazia" potrebbero essere spesi in altri modi, o addirittura non spesi.
L'autentico liberale è contrario ad ogni machiavellismo politico. L'uso reiterato della menzogna (teorizzato da Strauss, il patron dei neocon) non è accettabile. Allo stesso modo non bisogna dimenticare che in ogni operazione militare sono in gioco le vite di molte persone, e che mai bisogna sottomettere questo bene ad un fine politico, per quanto nobile.
Detto questo, si può discutere nello specifico sulla necessità di ogni intervento militare senza farsi deviare da perfettismo ideologico, e per quanto riguarda l'Iraq il motivo (le WMD) si è rivelato infondato.
L'altra issue che la campagna di Ron Paul ha riportato nel dibattito è una battaglia storica che unisce i libertari e gli hard core conservative.: l'abolizione della Fed ed il ripristino dello standard aurifero. Il Dr. Paul ha saputo spendersi come pochi altri per quella che considera un'urgenza morale prima ancora che economica: permettere ai cittadini di essere padroni dei loro soldi, garantendo loro la libertà da una forma insidiosa di tassazione occulta.
Infine, per quanto limitato sia stato il successo dei grassrooters, Ron Paul ha dimostrato che è possibile un'azione liberale/libertaria/individualista di massa.
La missione può dirsi conclusa, questa campagna ha sparso semi di libertà, semi che daranno sicuramente frutto. Se per parafrasare una giornalista d'oltreoceano da un Barry Goldwater è spuntato un Ronald Reagan, figuratevi che può venire fuori da un Ron Paul...

mercoledì 6 febbraio 2008

La mia sfera di cristallo

Da un paio di settimane ho diversi motivi per ritenere che Ron Paul correrà da indipendente (o con il Partito Libertario).

giovedì 10 gennaio 2008

Ron Paul secondo i comunisti.

Come si sa, Paul ha mancato la più splendida delle occasioni in New Hampshire, uno stato su cui, lui per primo, ha vigorosamente creduto. Per un'analisi di questa cocente delusione vedere Gerontion qui.

In Italia, a parlare di Ron Paul su carta stampata c'è solo il manifesto. Capite come siamo messi? Non è la prima volta che lo fa, ma sti sitacci bolscevichi hanno un archivio che fa pena. In compenso l'articolo questa volta è venuto fuori un capolavoro.

L'America «pura» di Ron Paul, il candidato che fa tremare i repubblicani

Cominciamo dal titolo, che parla con questi toni proprio mentre il sogno Paul si sta lentamente, prevedibilmente, spegnendo.

Fanatico difensore delle origini, ha seminato il panico nelle fila del suo partito con proposte shock. Conservatore estremo, isolazionista, promuove l'insurruzione contro le istituzioni ed è a favore di un liberismo radicale.

L'occhiello più bello che abbia mai visto. Uno già a questo punto pensa che il minimo sia la condanna ai lavori forzati.
Strano a dirsi, il primo capoverso, molto cronachistico è largamente condivisibile. Passo al secondo.

Non è semplice virtù pacifista quella che anima Paul ma classico isolazionismo taftiano, opposto all' internazionalismo militarista che ha invece caratterizzato l'egemonia neoconservatrice.

In una frase condivisibile, il giornalista del manifesto insinua che Paul non è poi quel pacifista così buono.
Salto ancora, ho fretta di raggiungere le perle. Dopo aver esposto abbastanza correttamente la politica monetaria paulista, il reporter inizia ad andare in tilt in quanto saltano i facili schemi della politologia marxista.

Data l'eccentricità di queste proposte e le molte altre della piattaforma Paul, era naturale supporre che non potesse trovare grande seguito fuori dalla frangia «libertaria» più estrema [...] slogan a favore della liberalizzazione completa delle armi da fuoco, la depenalizzazione della marijuana e la criminalizzazione dell'aborto. Paul è a favore del taglio dei finanziamenti americani a Israele, di quelli per la «guerra alla droga» e di quella al terrorismo, ritenuta, ragionevolmente, un invenzione strumentale della demagogia neocon.

Le proposte di Paul sono eccentriche, tranne quelle condivise dal giornalista
Ed ora la perla delle perle:

Un programma che ha raccolto un gruppo colorito ed eterogeneo di supporter, dal figlio di Barry Goldwater alla titolare di una casa di prostituzione del Nevada. La sua , paradossalmente, è la retorica più strenuamente antiglobal che incanala la diffidenza naturale di certa America isolazionista nei confronti di organi internazionali come la banca mondiale, il fondo monetario e l'Onu, oltre che verso trattati commerciali internazionali come il Nafta (sul libero commercio in Nordamerica - Paul aprirebbe invece il mercato con Cuba).

Ron Paul è un noglobal (ma di quelli cattivi, beninteso). O forse -e il dubbio si insinua appena- è il liberismo selvaggio ad essere antiglobal... Notare che il noglobal americano aprirebbe il mercato a Cuba.

Uno scetticismo che sconfina spesso in una vena complottistica paranoica (al quale le misure di sicurezza del Patriot act gli danno ragione).

Sorvolando sulla grammatica, il reporter ammette che il giornale per cui lavora fa del complottismo paranoico. Poi dà ragione a Paul (che è meno complottista del manifesto). Dov'è la paranoia?

Tutto questo rappresenta, secondo Paul, il ritorno a un conservatorismo americano «puro» prima che venisse adulterato dagli enormi interessi corporativi del liberismo globale con annessa liberalizzazione dell'immigrazione e inter-ventismo internazionale in politica estera.

Aspetta... frena la mula. Paul è un liberista contro gli interessi liberisti. Sono mona io o qualcosa non torna? Chi dei due è liberista, chi non lo è? Può esistere un liberismo corporativista?
L'inviato del manifesto sembra quasi riuscito a far sembrare Paul simpatico. E' il momento del fattore P.

Con Buchanan e Perot, Paul spartisce un populismo antipolitico che trova terreno fertile nelle sacche antigovernative dell'ovest ma non solo. Come altri candidati «ribelli», è fiero di essere ignorato dalla stampa ufficiale ostacolato dall'apparato di partito. Entrambi considerati organi d'élite politiche economiche e culturali. Un populismo quello di Paul al contempo mistico e pragmatico (ma che stai a dì) che trova ancora una forte adesione in una certa America. Pulsioni marginali ma profonde in una nazione che si considera ancora l'unico esperimento democratico depositario dell'illuminismo.

Dopo il liberista contro i liberisti, abbiamo Paul ,depositario degli ideali illuministi dei padri fondatori, ridotto ai ranghi di anti-illuminista al servizio di una certa America (e già ci si immagina la folla ululante di invasati del KKK, che puntualmente arriva):

Nella visione dei paulisti c'è l'anacronistica, monastica volontà di ricondurla, in barba al mondo moderno, alla virtù originale col suo misto di laicismo (illuminista?) e devozione fanatica al liberalismo (illuminista?)

Paul è un monaco ultraliberista. La fiera dell'ossimoro. Noi ci teniamo Rumiz, che anacronistico non è.

Per questo Paul si definsice soprattutto difensore a oltranza della Costituzione. Nella sua ideologia, c'entra Thoreau come Teddy Roosevelt (???), l'ideale jeffersoniano dello Yeoman, il colono virtuoso e un buona dose di xenofobia verso chi minaccia l'identità americana.

Ecco, il KKK è arrivato.

Nel '92 il relativo successo del fenomeno Perot ebbe l'effetto di sottrarre a Bush sr. i voti che bastarono per tenere a battesimo l'era clintoniana. In un anno critico per la destra americana, orfana della base integralista cristiana e in forte crisi di identità, l'«insurrezione» paulista sta portando ulteriore scompiglio nelle fila di un partito repubblicano già abbastanza allo sbando. E potrebbe essere determinante per l'esito finale di queste elezioni presidenziali.

Sì, ma non funziona così. Non te ne dolere.

martedì 6 novembre 2007

Remember the 5th of November

Molti si chiedevano: tutto quel sostegno che Ron Paul sembra avere according to the internet è reale o fasullo? Ieri è arrivata la risposta. In occasione del Guy Fawkes day, sfruttando la potenza immaginifica del film V for Vendetta, ma anche la carica antistatalista e antibritannica della ricorrenza, i supporte di Paul hanno organizzato una giornata eccezionale di fundraising.

L'obbiettivo, assolutamente improponibile, era di raccogliere 10 milioni di dollari in una giornata. Ovviamente non è stato possibile. Ne hanno raccolti 4,2, raddoppiando quanto fatto in tre mesi e facendo comunque di Paul il candidato dei molti record: quello che ha ricevuto più donazioni in un giorno, il primo per donazioni di anonimi privati, il primo per donazioni da parte di membri dell'esercito (e qualcosa vuol dire) e il quarto dei repubblicani per fondi ottenuti (ha superato McCain). Nonostante le misere percentuali che i molti sondaggi gli accordano ancora, Ron Paul esiste e guida il più ampio fronte libertario che si sia mai visto nella storia degli States.

C'è sempre tempo per schierarsi dalla parte del meno peggio, per ora ci si accontenta con l'incredibile vento di awareness, consapevolezza, che la candidatura di Paul ha portato oltreoceano, una brezza tonificante per quanti credono che più piccolo sia il governo, più grande sia la nostra libertà.

Articolo e link interessanti su italians4RonPaul.
Ne parla anche the Right Nation

lunedì 22 ottobre 2007

Ronald's blessing

Conscio che ormai questo bloggh è diventato una specie di vetrina di spot per Ron Paul non posso esimermi dal pubblicare questi due video.

1) Ronald Reagan on Ron Paul


2) Il barbecue dei Supporter dell'Alabama


Giusto per sottolineare ancora una volta quanto "sinistrati" siano il dottore e i suoi seguaci.
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Aggiornamento 23/10
Ron Paul, booato dal pubblico in sala durante la diretta di ieri (aveva detto che il 70% degli americani voleva il ritiro dall'Iraq) si riconferma, secondo i sondaggi telefonici, vincitore del dibattito con il 34%, secondo Huckabee con il 25%.

domenica 14 ottobre 2007

Ron Paul: tre post al prezzo di uno.

Di seguito si trovano tre minipost, tra loro slegati riguardanti il candidato alla nomina repubblicana. Il secondo ed il terzo tentano di rispondere ad alcuni dubbi sollevati dalla blogosfera italiana. I link rimandano principalmente a video su YouTube. Sono interessanti e, se avete tempo e passione, dateci un'occhiata

Ron Paul e la Costituzione, ovvero anche il Boaro ha qualcosa da ridire.


Si può fare un giochetto: prendere uno a caso dei moltissimi video disponibili contenenti discorsi di Ron Paul e contare tutte le volte che pronuncia: constitution, constitutional, constitutionalist e altri derivati. Come ogni politico, Paul ha il suo feticcio e nel suo caso è un bel feticcio: la costituzione degli Stati Uniti d'America. Ma è anche un limite. La costituzione americana rappresenta infatti una sconfitta del partito liberale di allora (i democratici-repubblicani, guidati da Jefferson) contro il partito federalista (guidato da Hamilton) che sosteneva la necessità di inventare un governo centrale. Con la costituzione nacquero gli Usa e le ex colonie persero molto della loro indipendenza. AnCap esagitati, della statura di Hoppe, sostengono che la Costituzione è stato il cavallo di troia dello Stato, che lo ha portato a crescere in modo così impressionante nei secoli successivi. C'è da dire che comunque tra quella dei founding fathers e la nostra targata Togliatti c'è comunque una bella differenza. Chi la difende negli States è un figo e un rivoluzionario, chi la incensa da noi è... un Oscar Luigi Scalfaro.

Ron Paul e la guerra. (see Jinzo)

C'è poco da dire. Se Ron Paul spopola è soprattutto a causa delle sue posizioni antiwar, come già scrissi sul vecchio blog (quando vincerò la pigrizia lo ripubblicherò) . Questo viene visto come un handicap terribile dai conservatori italiani, e forse hanno un po' un di ragione. Da europei tendiamo temere un'isolazionismo americano, memori e consapevoli di quando ci salvarono le chiappe, 60 anni orsono (e pure dopo). Fossi un americano probabilmente concorderei parecchio sulla posizione di Paul in politica estera. Anche perché, a dirla tutta, è un tantino esagerata ad arte dai media. Paul ha votato a favore, si badi bene, dell'intervento militare in Afghanistan. Intervento legittimo fuori di dubbio, dato che i Talebani dichiaravano candidamente di proteggere alcuni qaedisti. Paul non condivide una sola tesi cospirazionista che pur serpeggia parecchio tra alcuni suoi seguaci. Per il ginecologo :D texano l'11/9 l'ha causato Al Qaida, pochi cazzi. Gli argomenti principali contro la guerra in Iraq sono: il costo spropositato, i molti soldati americani deceduti, il fatto (incontestabile) che non sono mai state trovate connessioni tra Saddam e alQaida. Sarebbero i neocon a dover spiegare perché è stato giusto abbattere il terribile, liberticida regime di Saddam e si chiudono gli occhi (e si inciucia) col ciccione Saudita (il cui legame con alQaida è più che provato).
Certo, Paul porta anche alcuni argomenti comuni a molti sinistrati (l'olio e il blowback). Con qualche piccola differenza. Il rappresentante non dice che la guerra è stata fatta per il petrolio, si limita a rilevare alcuni maneggiamenti poco chiari, avvenuti in seguito all'intervento in Iraq. Ugualmente Paul non sostiene che gli Usa si siano "cercati" l'11/9, ma che la politica estera interventista rischia di finanziare soggetti che si possono poi ritorcere contro l'Occidente, vedi alla voce Bin e Sad. Ron Paul è repubblicano, non un forumista di Indymedia, non dimentichiamolo.

Ron Paul e la vittoria (e Clinton, e Perot), [see Right Nation]

I risultati non sono un granché ma sono confortanti per la causa. Ron Paul è stimato intorno al 3% per la conquista della nomination repubblicana, che è comunque più di quanto il partito libertario non abbia mai fatto. Come se non bastasse sta facendo un'ottima figura negli straw poll locali (compreso quello, importantissimo, dello Iowa, dove è arrivato solo quinto ma ha doppiato Giuliani, il favorito). Ieri mi è finito sotto gli occhi questo articolo nel quale si sostiene che Ron Paul forse è il republicano con maggior speranze di battere la Clinton. L'unica cosa di cui l'autore, un militante, non si rende conto è che l'establishment repubblicano, probabilmente, preferisce Hillary a Paul, e ho detto tutto. Però il resto è vero. Come confermano le recenti dichiarazioni di Bush, la politica estera è un'issue destinata a passare in secondo piano. Su tutto il resto, per un conservatore autentico, vince Paul. Anche sui "poco importanti" temi etici.
Andrea Mancia in un recente post, ritiene sia una follia che un quarto dei repubblicani si dichiari pronto a votare un terzo partito pro-life. A me sembra una follia il nostro sistema ultrainclusivo, che permette ai comunisti di governare insieme ai democristiani e a liberali di correre con democristiani e postfascisti. Gli americani sono coerenti e non barattano i loro valori. Nel 1992 un terzo partito, quello di Perot, fece vincere Bill Clinton, è vero, ma punì a dovere i repubblicani rei di aver tradito i taxpayers non diminuendo le imposte. Questo ha permesso (o costretto), un decennio dopo, a Bush jr di finire il mandato con il più grande extragettito della storia -un vero e proprio tesorone- che verrà restituito ai legittimi proprietari.
Ora guardiamo in faccia la realtà dei temi etici. Il popolo conservatore americano è ben diverso da quello italiano. Noi abbiamo avuto presidenti e primi ministri atei, per l'America sarebbe uno scandalo. In compenso, noi votiamo leggi illiberali, mentre gli americani si accontentano che il loro presidente sia un buon cristiano. Ora, io sono europeo, e per me Rudy è più che ok, ma se c'è un tale malcontento in ambiente Gop un motivo ci sarà. O pretendiamo di insegnare agli americani ad essere tolleranti?
Per quanto riguarda le posizioni etiche, Paul è, ancora una volta, il top. Padre di famiglia, battista, non divorziato, ha un comportamento cristianamente irreprensibile e, cosa che ci interessa ancor di più, non ha posizioni coercitive su nulla. Per quanto riguarda l'aborto è assolutamente pro-life, ma ritiene non sia compito del governo federale legiferare a riguardo, è a favore della legalizzazione delle droghe leggere, è per la totale astensione dello Stato su problemi di natura morale. In una parola: è il migliore, tutti gli altri posso al limite essere i meno peggio.

venerdì 14 settembre 2007

Some other Ron Paul's Stuff

New Hampshire (di maggio, l+ho scambiato per un file nuovo)
Ron Paul: Perché ritirare subito tutte le truppe? Perché gente (=soldati Usa) continua a morire e perché non indispensabili alla sicurezza nazionale. Il governo è responsabile davanti a cittadini per gli errori compiuti.
Tom Tancredo: Siamo un'unica nazione sotto Dio. Non dobbiamo dividerci. Se abbiamo fatto un errore lo abbiamo fatto come nazione intera. Anche se perdiamo le elezioni non dobbiamo perdere l'onore.

Buon senso contro retorica. Repubblicanesimo liberale contro neoteofascismo.

Questa ragazza spiega agli afroamericani e ai corrispondenti di Repubblica e Corriere perché andare oltre al sesso e al colore della pelle dei candidati (e votare Ron Paul).