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martedì 26 febbraio 2008

La pulce nell'orecchio

Molto pochi ascolti nuovi, ultimamente, ma molte piacevoli riscoperte. Tra queste primeggia i Candidate, che l'anno scorso hanno edito un album davvero originale, piacevole e anche immediato. Una sorta di pop-folk a cappella, cosa che amo particolarmente anche se la battuta è scontata. I suoni sono molto agresti e si respire, nonostante la britinnicità, un'arietta dixieland.
Il loro myspace.




La scoperta del mese è un altro album facilino, rispetto agli standard. Siamo nell'ambito di un pop che se la tira da indie, o di un'indie che scivola verso il pop, ma il risultato è notevole. Il gruppo si chiama The Dø, la o sbarrata fa letteralmente diventare matti a cercarli con google. Si tratta di una coppia, lui è francese (...), lei finlandese. Tanto per confondere le idee segnalo questo pezzo, che è l'unico veramente diverso nell'album. Unissasi laulet è il titolo ed anche l'unica canzone con un testo in finlandese. Una lingua bellissima e meravigliosa da cantare, peccato che la maggior parte dei Suomi vadano matti per l'inglese, sarà che si abbina bene al metal.

Poi questo mese sono usciti tre lavori italiani che vale la pena ascoltare (di solito da esterofilo, o meglio, da italofobo, li tendo ad evitare. I primi sono i Baustelle, il cui Amen è davvero curato. La prova canora è buona, l'arraggiamento è meglio, i testi... Beh, le liriche non sono male se non fossero davvero pregne di un anticapitalismo di maniera, a dir poco odioso. Però pezzi come Colombo, Il liberismo ha i giorni contati (sic!) e Antropophagus (che ricorda un certo de André) prendono davvero.



Ancora più comunisti sono gli Offlaga Disco Pax, band underground che qualche anno fa scaldarono la scena con il loro Socialismo Tascabile. Più estremi, ma meno odiosi, almeno giocano alla scoperto, il loro bolscevismo è talmente antistorico ed improbabile da tingersi di sfumature pop, come i murales di propaganda maoista. Bachelite non mi dispiace davvero e supera in tutto e per tutti il precedente lavoro. Collina continua a non cantare (recita, per chi non lo sapesse) ma l'abbinamento tra testi e basi è più riuscito che mai ed è spesso solcato da colpi di teatro. Si segnala un implemento dell'ironia (dove ho messo la golf?), di disillusione (Cioccolato I.A.C.P, dove peraltro viene svelato il mistero del toblerone) e la solita dose di rimpianto (tutto il resto, specie Lungimiranza). Per dire quanto siano belli i sottofondi, finalmente suonati con strumenti veri, dirò che ricordano gli Explosion in the Sky.


Il terzo è del mio amore adolescienziale, Elio e le storie tese. E proprio per questo mi spiace commentare il disco con cui hanno toccato il fondo: un'ora e venti di citazione già sentite, cabaret che non mi fanno ridere, finzioni da operetta scontate. L'unica che vale la pena citare è Parco Sempione, per il bel video e il messaggio.

sabato 29 dicembre 2007

Musica per l'anno che se ne va.

20. Six Organs of Admittance - Shelter From The Ash: perché ho deciso che doveva chiudere la mia classifica e ancora di più per meriti del passato.
19.Odawas - Raven and the White Night: perché mi ricordano i Pink Floyd
18. Sigur Ròs - Heim (solo il disco acustico) perché emozionano suonando i loro capolavori senza trucchi elettrici.
17. Tomahawk - Anonimous: perché hanno fatto rivivere gli indiani d'america con tonalità "bianche"
16. Alcest - Souvenirs d'un autre monde: perché ha dimostrato che può esistere un "black metal bucolico".
15. Beirut - Lon Gisland Ep: perché è il mio zingaro preferito
14. Joanna Newsom and the E-Street Band: perché è riuscita a migliorare dei capolavori.
13. Angels of Light - We Are Him: perché Nick Cave quest'anno ha fatto sta roba, e questo è il surrogato migliore che ho trovato.
12. Panda Bear - Person Pitch: perché mettiamoci tutti in cerchio e battiamo le mani! aaahhheeeoooeheheh
11. Arcade Fire - Neon Bible: perché è in linea con lo Zeitgeist odierno
10. Yeasayer - All Yours Cymbals: perché nessuno aveva mai pensato di mettere degli hippies a fare un coro gospel in medioriente (del futuro)
9. Wilco - Sky Blue Sky : perché mi ha reso sereno quando ce n'era il bisogno
8. Tunng - Good Arrows: perché è un folk moderno e brillante.
7. Besnard Lakes - The Besnard Lakes Are The Dark Horse: perché lo shoegaze ha ancora qualcosa da dire.
6. Of Montreal - Hissing Fauna Are You The Destroyer? : perché è il pop più intelligente che si sia mai visto.
5. Okkervil River - The Stage Name: perché la musica è una questione di anima, non di testa.
4. Fiery Furnaces - Widow City: perché lei è figa e lui ci sa fare col mixer.
3. Fionn Regan - The End of History: perché è impressionante che qualcuno riesca ancora a fare canzoni (nuove) usando una chitarra e poco più.
2. Animal Collective - Strawberry Jam: perché è il gruppo più importante del decennio, e questo è il suo album più bello (in culo agli snob)
1. Akron/Family - Love is simple: semplice come l'amore dovrebbe essere, la psichedelia weird della band norse-american ha conquistato il cuore di molti indiani, compreso il mio.

Spero di non sembrare uno di quei fissati che ascolta roba solo per fare la classifichetta: in realtà ho ascoltato questi e pochi altri ma certifico che è tutta robbabbuona.

lunedì 22 ottobre 2007

Le nuove frontiere del marketing musicale


In mancanza di altro, ha fatto discutere la mossa innovativa dei Radiohead, che in spregio alle mayors -loro che se lo possono permettere- hanno deciso di vendere il loro album direttamente dal sito della band, al prezzo deciso dall'utente. Un'offerta libera, visto che è possibile inserire nel campo delle sterline anche un bel 0 tondo. Sicuramente grande trovata autopromozionale, da far resuscitare persino una band che ha finito le cartucce da tempo. Quel che può interessare anche i non appassionati è proprio la scelta, quasi inedita, di vendere della merce, per quanto volatile come una manciata di MB, ad un prezzo volontario, uno dei pochi casi il cui valore di un oggetto viene deciso dal pubblico pagante. La domanda innanzittutto è: conviene? Impossibile generalizzare, ma se hai un gruppo che si chiama Radiohead ed il prodotto è il tuo ultimo album, la risposta è affermativa. In Rainbows è stato scaricato 1.700.000 volte in meno di due settimane, con un'offerta media di 4 sterline. Considerando che non ci sono intermediari né prezzi di produzione e distribuzione il guadagno netto è impressionante. A ciò va aggiunto l'introito derivato dal doppio cd e vinile, ordinabile esclusivamente sul web al prezzo, non proprio modico, di 40 L.
Anche qui la scelta, che ordinariamente sarebbe azzardata, risulta azzeccata grazie all'orda anomala di groupie disposti a tutto pur di accaparrarsi l'unica versione originale disponibile.
Alcuni commentatori, palesi incapaci, sottolineano il fatto che il mercatino di natale targato Yorke non ha fermato i download illegali, stimati attorno ai 500.000 nei primi dieci giorni. Bella lì, andateglielo a spiegare a questi signori che un scaricone all'ultimo stadio non pensa, clicca. Senza contare che per primi giorni il sito ufficiale era talmente sovraccarico da non potere esaurire le richieste. Di per mio sono sicuro che i molti (alla fine della fiera meno di un terzo) che hanno usato un p2p per accapparrarsi l'album alla fine hanno anche dopo donato qualche soldino.
Un'altra considerazione che si può trarre da questo esperimento è appunto il valore che la comunità degli scaricatori sembra dare ad un album inedito formato mp3. 4 sterline, pari a 5,73 euro. Una cifra che, scrivono gli espertoni di economia, è meno della metà del prezzo medio su iTunes store. Peccato che su quel sito non abbiano mai visto un milione di download per un singolo album neanche in tre anni. 5 €, invece, sembra essere un prezzo totalmente ragionevole per un prodotto che non ha costi di replicazione e distribuzione, e che, unito ad una maggiore confidenza nella rete come "negozio", potrebbe incrementare significativamente gli introiti del mercato musicale, ed incoraggiare all'acquisto di musica indipendente.

Per quanto riguarda In Rainbows, se sono sembrato troppo critico la ragione è questa (non sfugga il quasi inspiegabile ordine delle traccie) . L'album è bello, probabilmente ai livelli di Ok Computer e da questi poco distante (e dico questo da non fan, quindi va preso con cautela). Quello che dà fastidio è la capacità di Thom (con l'acca), di Jon (senza acca) e degli altri pseudoemo brit-pop di monopolizzare la scena musicale indipendente e mainstream (caso eloquente di alternitive-commerciale) ad ogni release, facendo del rock meritorio ma non eccezionale e -vale per ques'album- pubblicando roba che suona vecchia di dieci anni (al limite dell'autoplagio, direi). Per carità meglio un buon vino invecchiato che del mosto acerbo, ma non si gridi al miracolo.

lunedì 17 settembre 2007

A chi piace la marmellata

Ma cosa sono tutti questi rumori elettrici che irrompono nel mio orecchio così, a tradimento, dopo che Avey Tare ha prononciuto la misteriosa parola d'ordine (bonefish)? E' possibile che gli Animal Collective dopo una serie di collettive pippe mentali da parte della critica abbiano deciso di continuare esattamente il percorso elaborato in Feels? La risposta, inevitabilmente affermativa arriva quando le schizofreniche chitarre si trasformano gradualmente e inaspettatamente in un ostinato melodico che introduce il ritornello When we did believe in magic and we didn’t die / It's not my words that you should follow, it's your insight insight... Insomma parrebbe un niente di nuovo sul fronte occidentale se non fosse che i livelli raggiunti, già in questa track d'apertura non s'erano mai visti primi. Per una volta sembra che tutto sia effettivamente perfetto. La medesima sensazione procede con i due pezzi successivi: Unsolved Mystery e Chores. La formula è la stessa: viene mantenuta, epperò destrutturalizzata, la forma canzone, piacevoli (!) esperimenti noise si mescolano ad un tono scanzonato da filastocca, in particolare Chores segue il tropo del coro hippie, o da falò (come Grass in Feels, o Confy in Nautica in Person Pitch, o una dozzina di brani in Sung Tongs) e forse lo azzecca come non s'era mai fatto in precedenza.

Un'altra cosa gli Animal Collective recuperano dalla psichedelia anni '70: l'uso massiccie di droghe pesanti. Lo si può desumere dal video di Peacebone (e da tutti gli altri)

Ma è con il numero 4 (For Reverend Green) una psichedelissima suite (a me ha ricordato i primi Pink Floyd, da Saucerful of Secrets alla parte live di Ummagumma) in cui roche grida e parte cantate si rincorrono in una trama dove nulla è lasciato al caso, e soprattutto con il 5 che si dissipa ogni dubbio. Fireworks è semplicemente il brano che verrà associato in futuro agli AC. Perché possiede quel sound (ancora una volta: elettrico, ma non elettronico, badate bene) meravigliosamente tipico, accompagnate dall'immancabile coretto e anche da un piano che non ti aspetti. Come in altre parti del disco si nota una positiva attenzione alle liriche, elemento che nella produzione precedente era sempre stato di secondo piano. Seguono due brani che è difficile definire la parte più debole del disco. Chi ha seguito questa banda sa che il principale difetto degli altri album erano i terrificanti riempitivi (Visiting Friends, The Bees, Daffy Duck). Ecco, questa volta Panda Bear, Avey Tare e Geologist hanno ben pensato di operare una selezione come si deve è non c'è un solo brano che verrà eliminato dal proprio lettore Mp3. Non vado matto per Cuckoo Cuckoo, che per la critica e la perla del disco. La sensazione è quella di un ritorno alle origini, al noise sfrenato di Here Comes the Indian, anche se più "razionale". A chiusura, alla fine un brano che sembra uscito da Person Pitch, l'album da solista di Panda Bear. Una cantata folk distorta con una base ai limiti della dance (distort pur'essa) A scriverlo, cantarlo e dirigerlo è proprio lui, Noah Lennox.
L'impressione finale è quella di un'antologia organica dei campi esplorati dagli Animali (mancherebbe solo una traccia integralmente acustica), al meglio della loro forma.
Se questo non è il disco del 2007 (per me lo è, anche se devo ancora ascoltarmi quello degli Akron/Family :)) il gruppo, fondamentale esperienza musicale di inizio millenio, verrà inevitabilmente associato a questo anno. Dopo l'originale, stralunato Person Pitch (a proposito Lennox panda dell'anno, questo se lo merita) ed un assolutamente trascurabile dischetto casalingo di Avey e della mugliera islandesa, arriva a coronamento di un lavoro decennale, uno dei pochi dischi, che almeno sull'autore di questo scritto, ha sortito gli stessi effetti della prima volta che si scoprono i classici del rock, tipo i Velvet e allo stesso tempo che, tutto quello la musica che trasmettono alla tv fa schifo.
E' ora di dare al Panda quello che è del Panda.


Ecco qui i mattachioni che tengono (come si chiamano quei cosi? vabbé...) in mano e cantano Fireworks. Sono l'unico collettivo che apprezzo.